Consiglio Regionale della Valle d'Aosta
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Composizione

VII Legislatura (1978-1983)

La frantumazione socio-politica appare in tutta la sua evidenza alle elezioni regionali del 25 giugno 1978: ci sono ben 17 liste in lizza di cui 8 sono espressione di partiti nazionali, 3 di movimenti regionali e 6 con un emblema creato apposta per l'occasione che spesso è frutto di una scissione. Non mancano le novità, a cominciare da Democrazia Proletaria (da cui inizia il suo lungo percorso politico, che lo porterà fino in giunta, il risoluto Elio Riccarand), per proseguire con la lista "Artigiani e Commercianti Valdostani" che già dal nome si propone come portatrice di interessi di categoria, e quella ispirata dall'ex assessore comunista Claudio Manganoni, denominata "Ecologia valdostana" (ribattezzata dagli avversari "felce e mirtillo"), che precorre la nascita dei Verdi. Da notare che dei 12 schieramenti che ottengono una rappresentanza in Consiglio, ben 8 avranno un solo eletto e 6 senza aver raggiunto il quorum, ma grazie al meccanismo cosiddetto "dei resti".

L'esito del voto è una conferma della svolta impostata dalla giunta Andrione: l'Uv diventa il maggior partito della regione con 18.310 voti, pari al 24,7%, e conquista 9 seggi. Dietro di lei la Dc con 15.723 suffragi (21,2%) e 7 seggi, il Pci con 14.442 voti (19,5%) e 7 seggi; i Dp dimezzano la rappresentanza: 4 seggi rispetto agli 8 della precedente legislatura con 8.702 voti pari all'11,8% (la battuta in patois che circola riassume con un gioco di parole il declino demopopolare: "devan l'ëran di pi, ara son de moen"). Da notare anche il calo del Psi, che perde quasi il 5% e 2 dei 3 seggi di cui disponeva, scontando l'effetto delle inchieste giudiziarie sull' "affaire Pila" che avevano coinvolto Bruno Milanesio.

Nella prima settimana delle trattative, pare possibile costituire una giunta Uv-Dc-Pci, ma le incompatibilità e i veti incrociati tra democristiani e comunisti fanno propendere per un'altra soluzione: all'Union, a cui vanno, oltre al riconfermato Andrione alla presidenza della giunta, l'assessorato della Pubblica Istruzione con Maria Ida Viglino, quello dell'Agricoltura e Foreste con Ettore Marcoz, e della Sanità e Assistenza sociale con il giovane veterinario Augusto Rollandin, "astro nascente" del firmamento politico regionale, si affiancano l'Uvp, con Giuseppe Filliétroz alle Finanze e la Dc con Giuseppe Borbey ai Lavori Pubblici, Guido Chabod all'Industria, Commercio e Artigianato e Sergio Ramera al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali; ma, dopo la morte di Filliétroz, il fanfaniano Ramera tornerà alle Finanze per portare a termine "quel piccolo capolavoro della partitocrazia" (la definizione è di un anonimo contemporaneo) che fu il riparto fiscale, caldeggiato ad Aosta e suggellato a Roma dall'accordo della Dc con il Psi (il ministro alle Finanze Filippo Maria Pandolfi sarà in seguito insignito della cittadinanza onoraria di Gressoney-Saint-Jean). Presidente del Consiglio è riconfermato Giulio Dolchi, fortemente voluto, quasi imposto, da Andrione, che riafferma la sua ampia visione politica chiedendo alla maggioranza che la delicata funzione di garanzia svolta dal presidente del Consiglio sia affidata ad un uomo noto per la sua signorilità e pacatezza. L'anno successivo la maggioranza si allargherà con l'ingresso dei Dp ai quali andrà l'assessorato del Turismo con Angelo Pollicini. Nel corso della legislatura altri consiglieri di schieramenti minori, come il commendatore Ennio Pedrini, che per venticinque anni consecutivi ha portato in Consiglio la sua focosa oratoria e la bandiera del Pli, entreranno a far parte della maggioranza.

Nelle elezioni politiche del 3 giugno 1979, il candidato per la Camera di Dp, Uv e Uvp, Cesare Dujany, ottiene una schiacciante vittoria che lo porta ad avere la maggioranza in 69 dei 74 comuni valdostani. Il totale dei voti per Dujany è 33.250 (45,2%) contro i 23.909 (32,5%) a favore di Ruggero Millet sostenuto da Pci e Psi. Il democristiano Giovanni Bondaz si ferma a 13.442 consensi (pari al 18,3%); molto più distanziati i candidati del Msi, Giorgio Bedendo, e di Dn, Giustino Brunod, che raccolgono rispettivamente 2.077 (2,8%) e 824 (1,1%) voti. Ancora più netta la vittoria di Pierre Fosson per il Senato che supera ampiamente la maggioranza assoluta dei consensi (37.082 pari al 59,6%). Il candidato progressista Gianni Torrione ottiene 19.814 suffragi pari al 31,9%. Molto lontani Aldo Parrini del Msi (3,2%), Franca Vigna in Frassy di Nuova Sinistra Unita (3,2%) e Giustino Brunod di Dn (2,1%).

L'inizio dell'affrancamento dall'esecutivo del Consiglio regionale, che viene dotato di un proprio bilancio e di autonomia funzionale, risale all'estate del 1979, ma il percorso durerà diversi anni: la legge regionale n. 35 del 21 maggio 1985 definirà l'organizzazione dei servizi del Consiglio e le funzioni dell'ufficio di presidenza, la n. 26 del 30 luglio 1991 riaffermerà la piena autonomia contabile e amministrativa e la n. 45 del 23 ottobre 1995 assegnerà al Consiglio una dotazione organica di personale distinta da quella della giunta.

Gli anni Ottanta saranno ricordati per la soppressione della "mitica" buvette del Consiglio: forse si è persa un po' di allegria, ma ne ha guadagnato la lucidità del dibattito consiliare.

Alle comunali del giugno 1980 si confermano la crescita dell'Uv, che ad Aosta aumenta i voti del 3,2% e passa da 4 a 6 seggi, e il calo dei Dp, che nel capoluogo dimezzano i 6 seggi ottenuti nel 1975. Il Pci, pur perdendo 1 seggio (da 13 a 12), resta il primo partito della città con 6.770 suffragi pari al 26,9%, mentre la Dc cresce dello 0,4% e ottiene 1 seggio in più. Il socialista Bich mantiene l'incarico di primo cittadino.

L'8 giugno 1980 perde la vita, a soli trentotto anni, in un incidente d'auto il consigliere regionale Bruno Salvadori che, dopo aver accompagnato la famiglia al mare, voleva giungere in tempo ad Aosta per assistere allo spoglio delle schede. Giornalista e politico, con la sua infaticabile attività di divulgazione, negli anni Settanta era stato uno dei principali ispiratori della politica regionale; lo sostituirà in Consiglio regionale Léonard Tamone.

L'azione amministrativa prosegue l'impostazione della legislatura precedente, ma la rende più spedita grazie alle rinnovate disponibilità finanziarie dovute in gran parte alla definizione della legge del 1981 sul riparto fiscale con cui si stabilisce che i nove decimi delle imposte percepite sul territorio valdostano, compresa quindi l'Iva da importazione riscossa presso l'autoporto, sono destinate alle casse regionali. Nel 1979 il bilancio consuntivo arriva a 187 miliardi, nel 1981 a 195, nel 1982 a circa 500 (ma lo Stato accumula un arretrato di ben 238 miliardi nei trasferimenti che crea non pochi problemi) per poi decollare nel 1983: quasi mille miliardi. Al centro dell'azione amministrativa c'è il miglioramento dei grandi sistemi di comunicazione, registra quindi toni particolarmente accesi il dibattito sull'autostrada e sull'opportunità del traffico pesante su gomma, ma anche una politica agraria a favore della competitività delle piccole aziende, del recupero della silvicoltura con un'attenta disciplina per la protezione della flora e della fauna locale e contro lo spopolamento della montagna. Viene inoltre incentivato lo sviluppo dell'artigianato, delle piccole imprese industriali e del turismo, con una cura particolare alla formazione professionale e all'occupazione. Ma per favorire il progresso occorre dotarsi di uno strumento pratico: viene istituita, con legge regionale n. 16 del 28 giugno 1982, la Finaosta, vero e proprio braccio "armato" della Regione in ambito finanziario. La finanziaria regionale sarà per molti anni un "feudo" democristiano: dapprima la sua presidenza verrà affidata a Ramera, quindi a Silvano Vesan e in seguito a Giuseppe Borbey per due mandati. Nell'83 inizieranno ad essere concessi i mutui a tassi agevolati per l'acquisto, l'ampliamento e la ristrutturazione delle abitazioni, ma anche i fondi di rotazione per il potenziamento delle attività artigianali, commerciali e della cooperazione.

Il clima politico è teso a livello nazionale e forse gli sviluppi delle inchieste sul riciclaggio di denaro al Casinò di Saint-Vincent fanno registrare un violento episodio intimidatorio: il 13 dicembre del 1982 l'auto del pretore Giovanni Selis salta in aria per lo scoppio di una bomba; il magistrato rimane illeso, ma l'aria della Valle diventa più pesante da respirare.

Nell'ultima seduta del Consiglio di questa legislatura un saluto particolare e affettuoso viene rivolto a Maria Ida Viglino e Mauro Bordon, che hanno già annunciato che non parteciperanno alla prossima competizione elettorale. "Quando arriva il momento bisogna anche sapersi ritirare", dichiara l'ex presidente della giunta.