Consiglio Regionale della Valle d'Aosta
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Composizione

I Legislatura (1949-1954)

È la sinistra a chiedere a gran voce la prima consultazione democratica su base regionale, forte anche del netto successo ottenuto alle elezioni comunali di Aosta il 24 novembre del 1946 con quasi la metà dei voti validi (49,3%), la metà esatta dei seggi (20 su 40) e un sindaco, Fabiano Savioz, che, benché eletto grazie all'assenza di un consigliere democristiano, riesce a dare alla città stabilità amministrativa e a realizzare una serie di opere pubbliche che porteranno prestigio e popolarità alla giunta di sinistra. Il governo fissa le consultazioni per il 24 aprile 1949 con un sistema elettorale che sarà molto criticato prima e dopo il voto: maggioritario, con l'80% dei 35 seggi destinati alla lista vincente e il restante 20% alla seconda lista; per gli altri nessuna rappresentanza. Il meccanismo stabilito consente inoltre il cosiddetto "panachage" tra le liste, ovvero la possibilità per l'elettore di dare la preferenza a candidati anche di schieramenti opposti.

Dopo i risultati delle politiche dell'anno precedente, proseguire la collaborazione tra la Dc di Page e Farinet e l'Uv di Caveri sembra naturale ad entrambi gli schieramenti, anche per permettere, in caso di una probabile vittoria, di portare rapidamente all'attenzione del Parlamento italiano, grazie al deputato e al senatore democristiani, le istanze locali in materia di sviluppo dell'autonomia e del decentramento amministrativo. Un'altra convergenza quasi naturale è quella tra il gruppo democristiano filo-italiano di don Faustino Vallainc e il gruppo anti-annessionista che aveva in Augusto Adam e Cesare Ollietti i principali punti di riferimento: insieme danno vita al "Raggruppamento regionale Vallée d'Aoste", la cosiddetta "lista del Campanile". Le sinistre si presentano unite nel "Blocco socialista-progressivo". La quarta lista, il "Gruppo democratico italiano" detto anche "lista della bandiera", di Fortunio Palmas, si propone di difendere gli interessi legittimi degli italiani non di origine valdostana, ma già il fatto che non riesca a presentare più di 11 candidati la dice lunga sulla scarsa penetrazione nel territorio regionale.

Il risultato premia la coalizione Dc-Uv con il 43,6% dei voti e la conseguente elezione di tutti i 28 candidati. Le sinistre ottengono il 33,2% dei suffragi e i 7 seggi spettanti alla minoranza. La lista del Campanile (16,6%) e la lista "italiana" (6,6%) restano fuori dal Consiglio. Vinta la battaglia elettorale, Dc e Uv formano la giunta: all'Union vanno la presidenza dell'esecutivo con il dinamico e combattivo Severino Caveri, l'assessorato delle Finanze con Luigi Fresia, dell'Industria e Commercio con Pierre Fosson e del Turismo con Albert Deffeyes (dopo l'improvviso decesso in seguito ad un ictus del 23 marzo 1953, a soli quarant'anni, al direttore del giornale "L'Union Valdôtaine" succederà Luigi Berton in qualità di assessore tecnico); ai democristiani la presidenza del Consiglio con l'avvocato Vittorino Bondaz e gli assessorati dell'Agricoltura e Foreste con Flaviano Arbaney, della Pubblica Istruzione con Amato Berthet e dei Lavori Pubblici con Giuseppe Ferdinando Bionaz. Gli obiettivi del nuovo Consiglio sono il miglioramento delle condizioni materiali di vita della gente e la rottura dell'isolamento.

Senza alcuna autorizzazione l'avventuroso conte Lora Totino aveva cominciato nel marzo 1946 i lavori di scavo per il tunnel del Monte Bianco e l'idea di bucare le Alpi per avvicinarsi all'Europa ottiene da subito molti sostenitori convinti, compreso il deputato Farinet che se ne fa portavoce in Parlamento. In questi anni non mancano i progetti volti soprattutto al miglioramento delle comunicazioni come strade, ponti, reti telefoniche ed elettriche,... mancano i soldi per realizzarli!

Occorre tener presente che il sistema che verrà più tardi definito "la politica dei rubinetti" prevede due fonti finanziarie: un contributo straordinario variabile da parte dello Stato e una quota fissa sulle entrate erariali. C'è da aggiungere che il Consiglio non è ancora pronto ad usare proficuamente i mezzi offerti dallo Statuto; basti pensare che in tutto il mandato non approva neanche una legge regionale.

Anche il gettone di presenza per i consiglieri è poco più che simbolico: cinquemila lire a seduta con una frequenza di circa una riunione al mese.

Verso il finire della legislatura cominciano a modificarsi gli orientamenti della Democrazia Cristiana: a Roma prevalgono la linea dura di Scelba contro il decentramento regionale e la preoccupazione che le sinistre possano recuperare in alcune città, come ad Aosta, quel potere che era loro negato in Parlamento. Anche alla Cogne, il grande polmone economico ed elettorale della regione, il cambio di dirigenza significa un'aperta lotta ai progressisti: nascono i "reparti zero" per emarginare i comunisti, e nell'ottobre del 1953 la situazione degenera in una grave crisi di tutto il comparto siderurgico; l'azienda non esita a disporre numerosi licenziamenti. Dal canto suo l'Uv accusa la Dc romana di boicottare lo Statuto, in particolare circa l'applicazione della zona franca, la ripartizione delle imposte tra Stato e Regione e il trasferimento delle proprietà al demanio regionale. Inevitabilmente va in crisi l'alleanza e già alle elezioni politiche del 7 e 8 giugno 1953 le strade si dividono: il democristiano Farinet torna alla Camera, grazie alle 27.608 preferenze ottenute, mentre l'indipendente Lino Binel ne prende 21.730; al Senato viene riconfermato il democristiano Ernest Page con 25.481 voti e il comunista Giovanni Pietro Carral (abbinato a Binel ed entrambi con il sostegno dell'Uv) ne raccoglie 16.873. La fine del quinquennio segna la definitiva crisi dell'alleanza: ai primi di luglio del 1954 undici consiglieri democristiani rassegnano le dimissioni, forse con l'intenzione di provocare le elezioni anticipate, ma tutti gli altri restano al loro posto. Gli assessori democristiani vengono sostituiti dagli unionisti Celestino Dayné all'Agricoltura e Foreste, Augusto Valleise ai Lavori Pubblici, e Maria Ida Viglino (assessore tecnico) alla Pubblica Istruzione; Giuseppe Bréan sostituisce Vittorino Bondaz alla presidenza del Consiglio e la giunta Caveri, con l'appoggio esterno delle sinistre, porta così il Consiglio alla scadenza naturale.