Consiglio Regionale della Valle d'Aosta
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Composizione

XI Legislatura (1998-2003)

Nelle elezioni del 31 maggio 1998 tre sono le novità nel sistema elettorale: si torna alle tre preferenze, viene introdotto uno sbarramento a “due seggi pieni”, che sarà di 4472 voti, ed è possibile l’apparentamento, per il cosiddetto “seggio walser”, di una lista espressione della minoranza etnico-linguistica della valle del Lys con una lista presentata su base regionale. Nessuna delle due liste walser riesce a raggiungere il quorum necessario del 40% dei voti espressi a Gressoney-Saint-Jean, Gressoney-La-Trinité, Issime e Gaby e nemmeno il maresciallo della forestale Benito Mostacchi, dopo due legislature in Consiglio, ottiene la riconferma. Nonostante per più di quattro anni sia stato assente dal Consiglio, Augusto Rollandin risulta ancora il più votato, con 8797 preferenze, subito dietro di lui il presidente uscente Dino Viérin con 7868 e Roberto Louvin con 3828. L’Union, abbinata alla lista Unione Walser Valdostani, con 33 887 voti (43,3%) ottiene 17 seggi sfiorando la maggioranza assoluta dei consiglieri. Gli Autonomisti raccolgono 10 045 suffragi pari a 5 seggi; la Fédération Autonomiste-Ccd-Cdu, in abbinamento con la lista walser Insieme, ottiene 7986 voti e 4 seggi, mentre le liste Ds-Gauche Valdôtaine, Per la Valle d’Aosta con l’Ulivo e Forza Italia hanno 3 consiglieri per ciascuna. Non passano lo sbarramento Rifondazione Comunista, Lega Nord, Indépendantistes Valdôtains e Alleanza Nazionale.

Dopo cinquant’anni di storia repubblicana e alle soglie del Duemila emerge, in maniera limpida ed evidente, un dato su cui riflettere: le forze politiche d’ispirazione regionalista e autonomista ottengono più del 67% dei consensi con 26 seggi su 35; le liste che si richiamano a partiti nazionali arrivano insieme solo ad un terzo dei consensi con 9 seggi.

La maggioranza riprende il cammino della legislatura precedente, ma perde per strada i tre eletti del movimento Per la Valle d’Aosta con l’Ulivo (in cui erano confluiti i Verdi alternativi di Elio Riccarand) Carlo Curtaz, Secondina Squarzino e Valerio Beneforti; quest’ultimo torna nell’assise regionale, dopo un periodo nel Consiglio comunale di Aosta. Alla Presidenza dell’esecutivo viene riconfermato Dino Viérin. Dal 1997 le competenze degli assessorati sono modificabili ad ogni nuova elezione della Giunta e il loro numero è ridotto da otto a sette: l’assessorato dell’Ambiente, Territorio e Trasporti, nato nell’estate del 1991 raccogliendo parte delle deleghe di quello dell’Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti e di quello dell’Agricoltura, Foreste e Ambiente Naturale, viene soppresso. Ecco quindi gli assessori che iniziano l’undicesima legislatura e le competenze dei loro assessorati: Gino Agnesod al Bilancio, Finanze e Programmazione, Franco Vallet al Territorio, Ambiente e Opere Pubbliche, Carlo Perrin all’Agricoltura e Risorse Naturali, Roberto Vicquéry alla Sanità, Salute e Politiche Sociali, Claudio Lavoyer al Turismo, Sport, Commercio e Trasporti; per la prima volta entrano nell’esecutivo Piero Ferraris, assessore all’Industria, Artigianato ed Energia ed Ennio Pastoret, all’Istruzione e Cultura. Presidente del Consiglio è eletto Roberto Louvin che, nella votazione d’insediamento, ottiene più voti di quelli su cui può contare la maggioranza. Il quinquennio si apre nel segno della protesta studentesca, per la riforma dell’esame di maturità con l’introduzione della prova in lingua francese, e con le ennesime sentenze della magistratura nella querelle tra Regione e gruppo Finoper per l’affidamento del Casinò.

Tra le priorità della legislatura riveste particolare importanza la volontà di rivedere lo Statuto speciale; viene istituita una commissione speciale, tra le critiche dell’opposizione consiliare che decide di non prendervi parte, con il compito di adeguare la legge costituzionale alle nuove realtà e alle nuove esigenze della comunità valdostana.

Alla commissione, presieduta dallo storico Roberto Nicco, viene indicato l’obiettivo di “dare maggior vivacità all’autonomia” e proporre al Consiglio regionale una revisione statutaria da sottoporre successivamente al Parlamento italiano. Politicamente è anche la risposta del governo regionale alle spinte centralizzatrici, alle proposte delle macroregioni, di omologazione degli statuti regionali.

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Tra i più importanti provvedimenti d’inizio legislatura da segnalare l’investimento di quasi 43 miliardi di lire per opere di rinnovamento dell’ospedale regionale tra cui il dispensario e il day-hospital di oncologia e una nuova sala chirurgica destinata alle urgenze.

A novembre si registra il primo avvicendamento nel Consiglio Valle: a seguito della sentenza della Corte d’Appello di Torino che ne dichiara l’ineleggibilità, decade Augusto Rollandin e subentra Eddy Ottoz.

Sul fronte industriale continua il momento negativo della Cogne Acciai Speciali: per il calo di attività vengono messi in cassa integrazione più di cento dipendenti.

Il 24 marzo 1999 è un giorno di lutto per l’Europa e la Valle d’Aosta: nel rogo del traforo del Monte Bianco muoiono 39 persone, tra cui sei valdostani, Katia Bovard, Maurilio Bovard, Nadia Pascal, Valter Pascal, Stefano Manno, Pierlucio Tinazzi. “Una tragedia annunciata” – sostengono in molti e dopo il pianto e la rabbia inizia la lunga trafila giudiziaria per individuare le responsabilità, trafila che si concluderà solo molti anni dopo. La chiusura del tunnel porta con sé anche conseguenze economiche per la Valdigne e per l’intera Valle d’Aosta.

A maggio anche i parlamentari valdostani, Caveri e Dondeynaz, insieme a Dino Viérin in qualità di rappresentante della Valle d’Aosta, votano Carlo Azeglio Ciampi che diventa, con ampio consenso, presidente della Repubblica Italiana.

Risultato eccellente, ma non sufficiente in prima battuta, quello ottenuto da Luciano Caveri il 13 giugno 1999 nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Eccellente in quanto l’onorevole raccoglie più di 25 mila preferenze nella circoscrizione Nord-Ovest, alle spalle solamente di Antonio Di Pietro e del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari; non sufficiente per essere eletto in prima battuta nel Parlamento di Strasburgo. L’apparentamento tra la lista “Fédéralisme en Europe” e “I democratici in Europa con Prodi” guidata dall’ex magistrato, avrebbe potuto portare subito il seggio europeo per la coalizione Union valdôtaine, Fédération e Auto¬no¬misti, se Di Pietro, eletto anche nella circoscrizione meridionale, avesse optato per il Sud; scelse invece di dare via libera all’ex velocista Pietro Mennea, causando qualche malumore nei valdostani. Poco prima di Natale, sarà il presidente del Consiglio dei ministri D’Alema a dare una soddisfazione “storica” a Caveri e ai valdostani: per la prima volta un parlamentare valdostano entra a far parte di un governo. Caveri diventa sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con deleghe sulle autonomie speciali, problemi della montagna e delle minoranze linguistiche.

Il 2000 è soprattutto l’anno del Giubileo. Per la Valle l’inizio delle celebrazioni è a Natale ‘99 in Cattedrale e per tutto l’anno si susseguiranno i pellegrinaggi organizzati dalle parrocchie verso Roma. Più di 150 fedeli, accompagnati dal vescovo, monsignor Giuseppe Anfossi, parteciperanno a maggio al pellegrinaggio diocesano.

In aprile la Regione acquisisce dall’Enel le 25 centrali idroelettriche, le 13 centraline di grande trasformazione, i quasi quattro mila chilometri di rete, nonché tutti i punti luce e gli immobili dell’ente nazionale che si trovano sul territorio valdostano. L’ammontare totale dell’operazione è di circa 1650 miliardi di lire.

Le elezioni amministrative del 7 maggio 2000 riguardano 68 dei 74 comuni valdostani. Il responso delle urne conferma la crescita dell’Union valdôtaine che ottiene 45 sindaci (erano 36 nelle amministrative precedenti); aumentano i consensi anche per le altre forze regionaliste, gli Autonomisti e la Fédération. Guido Grimod diventa sindaco di Aosta dopo che le forze di maggioranza avevano deciso di rinunciare alla collaborazione del Sindaco uscente, Pierluigi Thiébat, in seguito alla sua decisione di svolgere a tempo pieno il nuovo ruolo di primario del reparto di urologia all’ospedale regionale. Le quattro liste che sostenevano Grimod e il vice Marino Guglielminotti-Gaiet si suddividono i 19 seggi in Consiglio destinati alla maggioranza (Uv 9, Autonomisti-Fédération 6, Ds-Gauche Valdôtaine 4, nessun seggio i Democratici); sui banchi dell’opposizione vanno a sedersi i rappresentanti delle liste Forza Italia-Polo per Aosta (3 seggi), Lista Verde (3), del rinato Partito socialista valdostano (2), Centro Destra per Aosta (1) e Rifondazione Comunista (1). Non ottiene seggi il Partito Popolare Italiano. Nei comuni molte riconferme, da segnalare quella di Osvaldo Ruffier a Cogne, che diventa sindaco per la settima volta.

Due settimane dopo le elezioni amministrative i valdostani tornano alle urne per la tornata referendaria. Sette i quesiti proposti tra cui l’abolizione dei rimborsi elettorali ai partiti, la separazione delle carriere per i magistrati e l’abrogazione delle norme sulla reintegrazione del posto di lavoro (il noto articolo 18 dello Statuto dei lavoratori). I referendum non raggiungono il quorum e in Valle vota soltanto il 33,3%.

A giugno un altro referendum non raggiunge il quorum dei votanti, quello per l’abrogazione della legge regionale che regola la prova di francese all’esame di Stato; vota poco più di un quinto degli aventi diritto, ma oltre il 90% si esprime a favore dell’abrogazione e il dibattito resta aperto.

A seguito delle dimissioni di Massimo Cacciari, Luciano Caveri diventa parlamentare europeo: circostanza fortuita, ma si tratta di un altro traguardo storico per la comunità valdostana che da tempo chiede che le venga riconosciuto il diritto di essere rappresentata a Strasburgo.

Nasce ufficialmente, alla fine dell’estate, la libera Università della Valle d’Aosta, con lo scopo dichiarato di accrescere le opportunità di formazione, di ricerca e di lavoro per i giovani valdostani, ma anche con l’obiettivo di diventare un polo d’attrazione per altri giovani per la particolarità dei corsi di laurea proposti.

Altri 141 miliardi vengono destinati alla ristrutturazione dell’Ospedale e alla costruzione del terzo blocco.

Un anno e mezzo dopo il rogo del traforo, un’altra tragedia si abbatte sulla Valle: l’alluvione. Le cicatrici, nel territorio e nel cuore di molti, sono ancora evidenti. Le piogge cominciano il 14 ottobre e durano tre giorni. La catastrofe miete 18 vittime e devasta una regione; Cogne, Pollein, Nus, Fénis, Donnas e l’intera valle di Gressoney sono le zone più colpite. I giorni immediatamente seguenti alla tragedia sono rischiarati, come un raggio di sole nella tempesta, dalla dignità e laboriosità di tutti i valdostani che trovano, nel momento peggiore, un’unità e una solidarietà di cui si sentiva il bisogno da tempo.

Sul fronte politico la fine del 2000 fa registrare il battesimo di un nuovo soggetto politico, la Stella Alpina, dalla fusione di Fédération e Autonomisti; la maggioranza nel Consiglio regionale passa così da 24 a 29 seggi. Nel centro destra fallisce tra le polemiche il tentativo di unire Ccd, Psv, Alleanza Nazionale e dare vita alla Casa valdostana delle libertà soprattutto per il rifiuto di Forza Italia.

Il 2001 si apre nel segno della ricostruzione: dalle vie di comunicazione all’agricoltura, dal turismo all’edilizia privata c’è molto da fare per riparare i danni dell’alluvione e per riaprire il più in fretta possibile il traforo del Monte Bianco dopo i rallentamenti per le ricostruzioni probatorie disposte dai magistrati francesi.

Nessuna sorpresa alle elezioni politiche di maggio. La lista Vallée d’Aoste-Autonomie-Progrès-Fédéralisme comprendente Union valdôtaine, Stella Alpina, Riformisti e i Democratici, vince sia alla Camera che al Senato. Ivo Collé lascia i banchi del Consiglio regionale (sostituito da Giovanni Aloisi, che pochi mesi dopo abbandonerà la Stella Alpina e costituirà il Gruppo Misto) per rappresentare la Valle d’Aosta a Montecitorio subentrando a Luciano Caveri che prosegue il suo impegno di eurodeputato. Nella consultazione elettorale Collé ottiene 25 577 (34,96%) suffragi; dopo di lui Giulio Fiou (20 452 voti, pari al 27,96%), Gianloreto Angeli (16 048 pari a 21,94%), Elio Riccarand (6612 pari a 9,04%) e Alberto Zucchi (4464 pari a 6,10%). Più netta l’affermazione al Senato dove Rollandin, con 32 421 voti (49,31%) sfiora la maggioranza assoluta dei voti validi. Seguono Licurgo Pasquali (14 815 pari a 22,53%), Alessandro Bortot (7704 pari a 11,72%), Silvino Morosso (7128 pari a 10,84%) e Giovanni Aloisi (3686 pari a 5,61%). Nella votazione sulla fiducia al governo Berlusconi i due parlamentari valdostani scelgono di astenersi.

Sarà colpa (o merito) della televisione, ma per la prima volta una tragedia che si svolge a migliaia di chilometri di distanza viene percepita così vicina dai valdostani e dalle loro istituzioni democratiche. L’11 settembre lo passiamo davanti allo schermo vedendo e rivedendo gli aerei dirottati dai terroristi colpire e abbattere le Twin Towers di Manhattan à New York. Sembra quasi un film di fantascienza, invece è un lutto destinato a rimanere nei nostri cuori cancellando molte certezze nel nostro modo di considerare i confini di ciò che ci riguarda. Iniziano così i timori e le psicosi, come quelle delle buste con l’antrace che sfiorano la Valle d’Aosta, soprattutto per gli scherzi di qualche “buontempone”.

Più vicino il mondo e più vicina l’Europa che ora non è più solo un concetto, ma anche una moneta: dopo quello virtuale, debutta l’Euro di metallo e da metà dicembre 2001 si possono ritirare i kit con tutte le pezzature.

A fine anno si chiude il ciclo della gestione straordinaria al Casinò; il Consiglio Valle approva la legge di costituzione della società di gestione della casa da gioco, una Spa che avrà per azionisti l’ente Regione (99%) e il Comune di Saint-Vincent.

Nel marzo del 2002 riapre, dopo quasi tre anni, il traforo del Monte Bianco, con grandi innovazioni sotto il profilo della sicurezza.

Affinché i treni riprendano a percorrere una tratta valdostana, la Aosta-Châtillon, distrutta dall’alluvione, occorrerà attendere luglio; ad ottobre verrà ripristinata anche la Aosta-Arvier e il 21 dicembre l’intera tratta Aosta-Chivasso.

Mentre la ricostruzione post alluvione è quasi conclusa arriva il responso della magistratura: tutti assolti i politici e i funzionari che erano stati rinviati a giudizio.

Sui banchi del Consiglio c’è da registrare una battuta d’arresto per la riforma dello Statuto speciale. Il progetto di revisione viene ritirato, secondo la maggioranza dei consiglieri “al momento non ci sono le condizioni politiche per presentare al Parlamento una proposta di nuovo Statuto speciale”.

Nel settore industriale cominciano le difficoltà della Tecdis di Châtillon; i timori dei sindacati derivano dai ritardi con cui l’azienda paga i dipendenti: è l’inizio di una crisi non ancora risolta.

La fine della legislatura è scossa dall’inchiesta giudiziaria sui ritiri delle squadre di calcio. Il 7 novembre viene tratto in arresto Paolo Maccari, Capo ufficio Stampa della Presidenza della Giunta, organizzatore di mostre e principale artefice dei ritiri.

Pochi giorni dopo l’assessore al Turismo, sport, commercio e trasporti, Claudio Lavoyer, viene sottoposto a misura cautelare e si dimette dall’incarico. Gli subentra ad interim il presidente Dino Viérin che si dimetterà anch’egli nella seduta del 18 dicembre e sarà a sua volta sostituito dal presidente del Consiglio Roberto Louvin. L’incarico di assessore al Turismo, sport, commercio e trasporti passa ad Alberto Cerise fino a fine della legislatura; Ego Perron sostituirà Louvin alla Presidenza del Consiglio. Nella stessa seduta il gruppo della Stella Alpina ritira la fiducia alla Giunta e passa ufficialmente all’opposizione.

In questa turbolenta chiusura del quinquennio c’è da registrare il cambio di denominazione del gruppo consiliare Forza Italia che diventa La Casa delle Libertà e la nascita del gruppo Arcobaleno-Vallée d’Aoste composto dai consiglieri Carlo Curtaz e Secondina Squarzino.

Per fortuna c’è anche spazio per la festa. Anche le immagini gioiose dell’adunata degli alpini e della sfilata di 80 mila penne nere, provenienti da 80 delegazioni italiane e 17 estere, rimarranno nella memoria.