Dal 1/1/2013 gli allegati dei resoconti sono reperibili nel link "Iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2956 del 22 gennaio 2003 - Resoconto

OBJET N° 2956/XI Communications du Président du Conseil régional.

Président J'informe le Conseil de l'activité de la Présidence et des organes du Conseil depuis la dernière réunion de l'Assemblée:

Projets de loi présentés:

Projet de loi n° 187, présenté par le Gouvernement régional le 15 janvier 2003: "Disposizioni concernenti l'esercizio delle funzioni amministrative in materia di insediamenti produttivi e l'istituzione dello sportello unico per le attività produttive";

Projet de loi n° 188, présenté par le Gouvernement régional le 15 janvier 2003: "Integrazione di finanziamenti dello Stato per interventi a favore dell'imprenditoria femminile".

Réunions:

Bureau de Présidence: 2

Chefs de groupes: 1

Ière Commission: 1

IIème Commission: 2

IIIème Commission: 2

IVème Commission: 2

Commission d'enquête: 3

Les 14 et 15 janvier derniers j'ai participé à la réunion du Bureau international de l'Assemblée parlementaire de la francophonie qui s'est tenue à Strasbourg. Le bureau a pris acte des changements survenus au sein du Conseil régional qui ont déterminé la vacance du siège de Président de la Commission de l'éducation, de la communication et des affaires culturelles, occupé auparavant par notre collègue Robert Louvin. La section valdôtaine a fortement exprimé sa volonté de garder le siège de la dite Présidence jusqu'à la prochaine session plénière de l'APF. La Présidence de cette commission nous a permis de jouer un rôle concret au sein de l'APF et de nous affirmer de façon plus visible en tant que section et en tant que communauté valdôtaine. J'ai proposé, à cet effet, une motion de félicitations et de remerciements à Robert Louvin pour son élection comme Président de la Région et pour la contribution remarquable qu'il a apportée aux travaux de l'APF en tant que Président de la Commission de l'éducation et en tant que Président de la section valdôtaine de l'APF. Au cours de la réunion du bureau, parmi les autres arguments abordés, les délégués ont auditionné le Président du Parlement européen, Monsieur Pat Cox.

Même en faisant suite à de nombreuses déclarations d'intention de la part des Chefs de groupe, je n'ai pas retrouvé dans le Bureau de la Présidence, que je viens de convoquer, aucune disponibilité à des démissions ni de la part des Vice-présidents séparément, ni de la part de tout le Bureau de la Présidence dans son complexe, afin qu'il soit rétabli un équilibre correct à mon sens entre majorité et minorité.

Je souhaite pour l'avenir un comportement plus responsable et respectueux de la part de certaines forces politiques de la minorité.

Monsieur Michele Distasi, ancien Conseiller régional et Assesseur à l'industrie et au commerce, est décédé le 14 janvier dernier à Verrès. Né à Postumia le 28 novembre 1930, Michele Distasi est élu au Conseil régional en 1973 dans les rangs du Parti Socialiste italien. Au cours de sa carrière politique il occupera également la charge d'Assesseur à l'industrie et au commerce du 18 octobre 1975 au 18 juillet 1978.

En 1963 il s'inscrit au PSI et sera ensuite nommé membre suppléant du Comité central national de ce parti, il fera également partie du Comité régional et occupera la charge de Secrétaire adjoint. Michele Distasi est également l'un des fondateurs "d'Autonomie socialiste", un mouvement né d'une scission du PSI qui participera aux élections régionales de 1978 en obtenant un siège au Conseil.

Ce sera le Conseiller Secrétaire Aloisi qui fera la commémoration de Michele Distasi. A sa famille nous présentons les condoléances de notre Assemblée.

Dimanche 19 janvier l'avalanche du Mont Fallère a tué quatre personnes, dont trois Valdotains, et en a blessé six autres. Je voudrais, au nom de cette Assemblée, présenter nos sincères condoléances aux familles des victimes de cette tragédie de la montagne.

La parole au Conseiller Aloisi.

Aloisi (GM1)La commemorazione del compianto Michele Distasi viene fatta anche a nome del Consigliere La Torre, per il comune trascorso politico di militanti e collaboratori socialisti.

È stata una scomparsa improvvisa, che ha colto tutti di sorpresa: i familiari, la sua compagna, il mondo politico, gli amici, le persone semplici, quei Socialisti che con lui hanno avuto un comune percorso politico non sempre facile, ma comunque affascinante. In queste circostanze la memoria torna veloce al passato e riaffiorano i ricordi, quelli belli e anche quelli meno belli, che fanno parte del nostro bagaglio, di ciò che siamo stati, di ciò che abbiamo rappresentato in questa e per questa comunità e posso affermare con tranquillità che Michele Distasi è stato indubbiamente un protagonista di rango.

Iscritto al PSI negli anni difficili, quando si sceglieva per idealità e non per convenienza… e noi preferiamo ricordarlo come quel militante sempre impegnato e passionale qual è stato, che ricopriva qualsiasi carica gli venisse conferita con l'entusiasmo del dirigente, non dimenticando quello del militante. Michele Distasi è stato socialista e riformista, laico e mai anticlericale, rispettoso di tutte le posizioni politiche e religiose, come è stato attento ascoltatore di quelle voci che non trovano la giusta attenzione.

È stato un forte sostenitore e un geloso custode dell'autonomia del Partito Socialista e parimenti capiva le difficoltà che incontrava la Sinistra, allora come oggi sempre più propensa alla politica dei "no", rispetto a quella delle proposte. È stato soprattutto un uomo di azione, capace di intuire i mutamenti economici e sociali che interessavano la comunità valdostana alla fine degli anni '70, specie nell'industria, Assessorato che ha ricoperto con competenza e dignità.

Nei momenti difficili della vita politica ed amministrativa è stato capace di trasmettere entusiasmo con una semplicità coinvolgente, unica, così come è stato un combattente politico ineguagliabile, soprattutto nei momenti più delicati della sua vita politica, quando ha subito dei torti dal partito che aveva servito e nel quale aveva militato. Mai comunque è venuta meno la sua grande idealità e l'attaccamento ai valori del Socialismo riformista. Ricordo - ne voglio rendere testimonianza in quest'aula - l'entusiasmo, l'impegno, la voglia, la volontà e la determinazione che dimostrò quando ricominciammo a lavorare per ricostruire e ricucire negli anni '80 quell'area socialista, che era uscita lacerata, sconfitta ed umiliata dalle elezioni regionali del 1978. L'area socialista riformista oggi, come allora, si trova quasi nelle stesse condizioni: raminga e senza terra. Nell'ultimo incontro avuto mi ha sollecitato a fare qualcosa per ricomporla, pur con tutte le difficoltà che si potevano incontrare e che lui, con realismo, mi aveva saputo evidenziare.

In questi giorni ed in questi tristi momenti quella grande famiglia, che è stata la famiglia socialista, è sfilata silenziosa davanti al suo feretro, tutti, nessuno escluso, consapevoli che un forte riferimento politico è venuto meno per chi ancora, con testardaggine, ma con fierezza, si richiama e si riconosce in quella che è la civiltà del Socialismo riformista. Ancora una volta questo uomo politico onesto, sempre disponibile al dialogo, convinto che il dialogo e il confronto erano il "succo" della democrazia, è stato semplicemente protagonista.

Président La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (FI)Penso che due parole siano doverose sui morti della valanga del Mont Fallère, perché la commemorazione, alla quale mi associo, è stata sbrigativa nel definire questo fatto "una tragedia della montagna". Penso che invece si ponga una riflessione da parte di questa Assemblea per i riflessi che fatti come questi, purtroppo non nuovi, possono portare all'immagine della nostra Regione e all'immagine anche di una professione, come quella della guida alpina. Parlare di "tragedia della montagna" quando ci troviamo di fronte a un gruppo di persone, che era guidato da ben tre professionisti della montagna, forse è un modo troppo sbrigativo per commemorare questo tipo di evento.

Penso che si imponga una riflessione sulla legislazione che questa Regione per competenza deve adottare e ha adottato, su quelli che sono i criteri e su quelle che sono le responsabilità relativi "all'affrontare" la montagna, perché è evidente che, quando in montagna rimangono travolte da slavine delle persone che l'affrontano forse in maniera impreparata, si può parlare di tragedia della montagna, ma, quando ci troviamo in situazioni come queste, ritengo che non sia esagerato parlare forse anche di imprudenza, parlare di chi forse la montagna, conoscendola, pensa di poterla affrontare in ogni condizione e in ogni situazione. Non possiamo non constatare come quel giorno, su una scala di allerta, composta da cinque gradi, c'era un allarme tre. Volendo trasferire allora i problemi della montagna alla città, non possiamo dimenticare come chi guida un automezzo abbia delle responsabilità, che non solo sono di tipo civilistico o penale, ma molte volte sono anche di tipo amministrativo e mi spiego meglio: a fronte della gravità di certi incidenti stradali, è prevista la sanzione amministrativa della sospensione, della revoca della patente.

Noi pensiamo che la montagna non possa essere affrontata con una superficialità maggiore di quanto sia affrontata la circolazione veicolare, perciò riteniamo che sia opportuno che questo Consiglio, nei suoi organi e nelle sue commissioni, possa riflettere sulla necessità di andare a rivedere la normativa che regolamenta queste professioni, affinché con la normativa si possano trovare degli elementi di maggior rigore, che non sono di maggior rigore per un fine esclusivamente punitivo, ma di maggior rigore per quello che può essere un fine preventivo. Un fine preventivo innanzitutto per la responsabilità professionale di chi ha l'affidamento di vite umane, che fanno riferimento a questa professionalità, che con le nostre leggi riconosciamo a questi professionisti, ma anche una prevenzione per quella che è l'immagine di questa Regione, che troppo spesso finisce sulle pagine di cronaca nazionali più per le tragedie della montagna, che non per le sue grandi opportunità e bellezze naturali.

Président La parole au Conseiller Curtaz.

Curtaz (PVA-cU)Intervengo brevemente in merito alle sue comunicazioni, Presidente, sia in riferimento alla vicenda che ha appena trattato il Consigliere Frassy, sia in riferimento alla vicenda dell'Ufficio di Presidenza.

Sono un po' emozionato nel discutere della vicenda della valanga del Fallère per un motivo di carattere personale. La scorsa estate ho fatto un corso-base di alpinismo e il gruppo con cui ho fatto questo corso è lo stesso che è finito sotto la valanga. Eravamo qualcuno in più, tanto che già dalla scorsa domenica sera mi sono detto che se io fossi un appassionato di sci alpinismo e non di fondo, probabilmente domenica sarei stato con quel gruppo. Credo che in questo momento sia come minimo ingeneroso dare dei giudizi affrettati, come ho sentito anche in quest'aula, anche se la vicenda merita riflessione ed approfondimento. Personalmente posso solo portare la testimonianza di un corsista che ha conosciuto una di queste guide: non riesco ad immaginare una persona professionalmente più preparata e più prudente! Poi, c'è un'inchiesta della Magistratura, credo che anche le guide alpine al loro interno abbiano dei momenti di controllo, si faranno le dovute indagini e valuteremo le conclusioni. Invito solo tutti ad essere lucidi, a non farsi prendere dalle emotività e a cercare di ragionare. Si può dire - e può essere una scelta condivisibile - che in montagna non si deve andare mai, quando si tratta di affrontare situazioni di un qualche pericolo. Si può sostenere che in montagna si va solo a pericolo zero. Però ci sono anche delle persone che scelgono di affrontare un rischio ragionevole. Tutte le persone che sono andate sul Fallère hanno scelto, perché erano persone esperte, non erano turisti "fai da te" o scialpinisti che non conoscevano la montagna, la neve, le tecniche. Lo hanno fatto nelle condizioni teoriche di sicurezza migliori, affidandosi a dei professionisti riconosciuti come fra i migliori del settore. Credo che si debba aprire, come ha detto alla fine del suo intervento il Consigliere Frassy, una riflessione sia sugli aspetti etici "dell'utilizzo" della montagna, sia sugli aspetti normativi, ma starei attento a dare dei giudizi affrettati su questa vicenda.

Mi rimane un minuto e mezzo per parlare, è poco per dire qualcosa rispetto alle comunicazioni del Presidente, dirò quanto i colleghi mi hanno sentito affermare nel corso della riunione della Conferenza dei Capigruppo. Ritengo che il Presidente del Consiglio e la maggioranza, correttamente, pongano questo problema. Quando noi eravamo nella situazione opposta, abbiamo giustamente richiesto che i Vicepresidenti di maggioranza si dimettessero, mi ricordo che l'ottenemmo con fatica perché era in corso un ampliamento della maggioranza. Sarebbe paradossale che, avendo richiesto allora una decisione in questo senso, oggi negassimo un'analoga decisione. Riteniamo quindi che la questione sia posta correttamente e che vada risolta, come è stata risolta negli altri casi, attraverso la dimissione di uno o di due Vicepresidenti, in modo che si possa ristabilire quel corretto rapporto fra maggioranza e opposizione, che non è previsto da nessun regolamento, ma che, per prassi e consuetudine, nella nostra Regione è sempre stato adottato e che, a nostro giudizio, deve continuare ad essere adottato.

Président La parole au Conseiller La Torre.

La Torre (SA)Per ribadire la posizione espressa nella riunione dei Capigruppo in merito a questo argomento, dove con estrema chiarezza abbiamo riconosciuto questa consuetudine. Riteniamo, proprio in virtù del rispetto di questa consuetudine, che prende atto di un cambiamento all'interno del Consiglio regionale, con lo spostamento da forza di maggioranza a forza di minoranza della "Stella Alpina", che sia giusto che i Vicepresidenti si dimettano, proprio per ristabilire la rappresentanza della maggioranza e della minoranza all'interno di questo Consiglio. In tal senso avevamo proposto al Presidente del Consiglio di stilare immediatamente le dimissioni congiunte dei Vicepresidenti, alle quali avevamo da subito dato disponibilità per la firma. Ci rimettiamo conseguentemente alla discussione del Consiglio.

Président La parole au Conseiller Cottino.

Cottino (UV)Vorrei innanzitutto, anche a nome del nostro gruppo, far giungere le condoglianze alle famiglie delle vittime della valanga. Noi come gruppo su questo vogliamo essere chiari - lo diciamo con mestizia -, ma anche con forza, non siamo qui per lanciare delle accuse. Riteniamo che si debba avere su questo molta prudenza, perché se responsabilità ci saranno, dovranno essere evidenziate - da altri e non da questo Consiglio. Per cui invito alla prudenza, come hanno sicuramente fatto le vittime, anche perché siamo tutti convinti che amare la montagna significhi rischio anche se calcolato; in montagna il rischio zero non esiste.

Detto questo, spero che non venga considerato blasfemo se nella seconda parte del mio intervento parlerò della vicenda dell'Ufficio di Presidenza. Siamo stati accusati all'inizio del 2001, ma anche più recentemente, a dicembre 2002, di "tirare a campare", di fare un "governicchio". Credo che, anziché parlare di "tirare a campare", si debba qui oggi parlare di "tirare a restare", nel senso che mi pare che coloro che dovrebbero dare le dimissioni non abbiano nessuna intenzione di farlo per delle ragioni tattiche, per delle ragioni di garanzia, per delle ragioni di mantenimento della "poltrona". Non mi rivolgo soltanto ai diretti interessati, perché immagino che questo tipo di decisione coinvolga le forze politiche in cui essi militano. Vediamo perché si sta sviluppando questa questione e parliamoci chiaro, "fuori dai denti"! La realtà è che da una parte non si vuole le dimissioni dei soli Vicepresidenti perché qualcuno rischia il "posto"; dall'altra non si vuole l'azzeramento di tutto l'Ufficio di Presidenza - evidentemente escluso il Presidente perché il rischio di perdere la "poltrona" lo corre qualcun altro. Qual è il risultato allora? Il risultato è che si resta attaccati alla poltrona, "arrampicandosi sui vetri", trovando tutte le scuse più banali e puerili di questo mondo per rimanere in quel posto. Si parla di consuetudine, certo, ma noi siamo rispettosi della consuetudine, tant'è che non ci siamo immaginati, né all'inizio della legislatura, né successivamente, di andare a stravolgere equilibri dell'Ufficio di Presidenza. I numeri c'erano, le possibilità c'erano, non abbiamo voluto farlo e non vogliamo sicuramente farlo adesso, non è questa la nostra intenzione. Abbiamo però la responsabilità non solo del governo di questa Regione, ma anche della conduzione di questo Consiglio e, per poterlo fare, ci vogliono anche i numeri; vorremmo dunque che l'Ufficio di Presidenza rappresentasse a tutti gli effetti il rapporto fra maggioranza e minoranza esistente all'interno di questo Consiglio. È con questo spirito che invitiamo le forze di minoranza ad essere più coerenti, dando le dimissioni, smettendo di giocare con tatticismi discutibili. Ci auspichiamo che qualcuno abbia il coraggio, visto che non c'è l'unanimità della minoranza, di dare il buon esempio, dopodiché sarà qualcun altro a dover giudicare coloro che non ne seguono l'esempio. Mi dispiace di non aver più tempo per approfondire maggiormente la questione, ma sta di fatto che il comportamento della minoranza in questa questione è perlomeno censurabile!

Président La parole au Conseiller Fiou.

Fiou (GV-DS-PSE)Credo che se c'è una forza politica che in questo contesto può dire qualcosa, è la nostra, visto che abbiamo scelto responsabilmente di contribuire alla soluzione della crisi politica solo guardando al ruolo delle istituzioni e ai problemi da risolvere per la comunità e, in tal senso, non abbiamo posto nessuna rivendicazione di posti, di riequilibri o cose del genere. Non abbiamo voluto partecipare alla divisione di posti, tanto per essere chiari! Mi pare che slogan che sono stati utilizzati allora, al momento della soluzione della crisi, che si agganciavano al ragionamento di rinnovamento della politica, eccetera, non abbiano molto seguito in questa vicenda nelle forze che attualmente sono di minoranza.

Voglio aggiungere un'ulteriore riflessione: quello che sta avvenendo può anche costituire un pericoloso precedente perché, se giochiamo al non rispetto di una prassi di equilibrio all'interno dell'Ufficio di Presidenza, questo in seguito potrà essere utilizzato da chiunque. Pensate un po' se una maggioranza futura deciderà di avere cinque rappresentanti nell'Ufficio di Presidenza? Direi di mettere anche in conto i rischi che ci sono dietro a questi che sono mercanteggiamenti non molto dignitosi rispetto alla fase politica che stiamo vivendo.

Président La parole au Conseiller Tibaldi.

Tibaldi (FI)Per una precisazione innanzitutto: che da parte del collega Frassy non è stata rivolta alcuna accusa ad alcuna persona - visto che in quest'aula c'è lo "sport" di interpretare autenticamente le frasi altrui da parte dei colleghi -, bensì si è sollevata la necessità di fare una profonda riflessione su un aspetto normativo, che riguarda l'etica della montagna, che può essere affrontato solo in una sede competente qual è la nostra (organo legislativo).

Per quanto riguarda la questione afferente le Vicepresidenze, intendiamo rivolgere una censura al Presidente del Consiglio, che, nel suo esordio, richiama alla responsabilità "certaines forces politiques de la minorité". Fossi in lei, Presidente, richiamerei alla responsabilità "certaines forces politiques du Conseil", perché questo è il solito strabismo di cui è affetto chi siede sulla poltrona da Lei occupata e, invece di essere un Presidente "super partes", comincia a guardare convenientemente alla propria parte di appartenenza. Il gruppo di "Forza Italia" ha espresso sin dal primo momento e in occasione della prima seduta di questo Consiglio, in particolare negli incontri tra i Capigruppo a suo tempo convocati, la disponibilità ad un azzeramento generale e complessivo dell'Ufficio di Presidenza e ha ritenuto e ritiene indispensabile che ci siano le condizioni di riequilibrio all'interno dello stesso Ufficio; condizioni di riequilibrio che però devono essere apportate da chi ha causato lo squilibrio.

Lo squilibrio è un problema di maggioranza, non è un problema di minoranza, perché lo squilibrio deriva dai fatti notori politici e giudiziari, che hanno travolto la "Giunta Viérin" e che hanno portato prima all'azzeramento della "Giunta Viérin", perlomeno come era invocato dal Capogruppo La Torre con tanta evidenza di stampa, poi alla sostituzione del Presidente Viérin con il Presidente Louvin e quindi alla sostituzione dell'Assessore al turismo. Bufera giudiziaria che ha portato a questo avvicendamento per i noti fatti di cronaca relativi a presunte ipotesi di corruzione o concussione, mazzette e chi più ne ha più ne metta, e che non ha coinvolto "Forza Italia". Bufera alla quale è conseguito lo spostamento politico di una forza che prima era in maggioranza, la "Stella Alpina", verso, a suo dire, l'opposizione, nonostante abbia votato la fiducia al Presidente Louvin. Di conseguenza, la bufera giudiziaria prima, gli squilibri politici poi non sono riconducibili al gruppo di "Forza Italia".

Non ci sentiamo assolutamente coinvolti in questo problema, perché è un problema di maggioranza e come tale da questa deve essere risolto e, meglio ancora, è un problema della "Stella Alpina". Ne deriva che "colui" che deve rimuovere l'impeachment non può essere altri che il Vicepresidente del Consiglio, Marco Viérin, eletto con i voti della maggioranza.

Per quanto riguarda le citazioni "notevoli" del Capogruppo Cottino, il buon esempio "all'incollatura delle sedie" penso che non possa promanare dai vostri banchi, per il semplice fatto che più volte avete, con artifizi particolari, cercato di difendere le vostre posizioni. Noi non vogliamo difendere alcuna posizione, chiediamo solo che le condizioni di riequilibrio necessarie all'interno di questo Ufficio, e di riequilibrio istituzionale, siano ripristinate da chi le ha causate. Naturalmente non le ha causate l'opposizione, che ha le sue rappresentanze. Le ha causate la maggioranza con uno sbilanciamento di una parte di queste forze. Auspichiamo che la responsabilità e gli appelli alla responsabilità vengano fatti nella direzione opportuna e auspichiamo anche che queste condizioni di riequilibrio vengano promosse da chi ne ha il dovere primario.

Président La parole au Conseiller Beneforti.

Beneforti (PVA-cU)Il Consigliere Curtaz, Capogruppo di "Per la Valle d'Aosta - con l'Ulivo", ha parlato a nostro nome, per cui non era mia intenzione intervenire nel dibattito, ma non accetto il giudizio che il Capogruppo "dell'Union Valdôtaine" dà sulla minoranza, almeno per quanto riguarda il nostro gruppo. Credo che non ci sia nessuna censura da fare nei nostri confronti, perché non ci siamo noi alla Vicepresidenza del Consiglio regionale, la censura va fatta nei confronti di chi occupa i due posti e non intende dimettersi di fronte ai fatti nuovi verificatisi.

La "Stella Alpina" deve fare una riflessione perché, quando si opera una scelta, bisogna farla fino in fondo e, se si esce da una maggioranza, si lasciano le cariche laddove siamo stati eletti come maggioranza. Questa è correttezza! Si può dire poi alle altre forze di fare qualcosa, ma prima credo che voi della "Stella Alpina" dobbiate dare l'esempio! Avete fatto una scelta e dovete portare fino in fondo questa scelta! Anche "l'Union Valdôtaine", una parte almeno, ha votato queste due Vicepresidenti, ricordo come andarono le votazioni e i voti che prese un consigliere di minoranza non erano tutti della minoranza, ce n'erano molti di più, andiamo a rileggere i verbali… quindi anche da parte vostra furono votati i due Vicepresidenti e non ho sentito il Consigliere Cottino ritirare la sua fiducia a queste persone. Sia coerente quindi, bisogna essere tutti coerenti, Consigliere Cottino… non chiedere a chi non è responsabile della situazione venutasi a creare di farsi promotore di iniziative che non gli compete. Non ci dimettiamo oggi dall'incarico relativo alla Segreteria perché sappiamo quello che succede in questo Consiglio; sull'esempio del passato, sono quelle forze politiche che hanno operato determinate scelte a dover operare con senso di responsabilità.

Président La parole au Conseiller Marguerettaz.

Marguerettaz (SA)Raccolgo volentieri l'invito al "guardiamoci in faccia" rivolto all'intero Consiglio - immagino - da parte del Consigliere Cottino. Guardiamoci in faccia, allora, e chiariamo subito che la "Stella Alpina", come detto dal Capogruppo a suo tempo, è all'opposizione di questo Governo, per alcune forze di minoranza sembra che invece questo non sia chiaro. Questo è l'equivoco, probabilmente creato ad arte da qualcuno per delle proprie convenienze, che si rivelano già in questa fase. Consigliere Beneforti, i casi sono due: ci volete tirare fuori da questo Consiglio o, dovete prendere atto che la "Stella Alpina" è sempre in maggioranza, è sempre in "maggioranza nella minoranza", nel senso che è la forza politica che rappresenta la maggior parte dell'opposizione.

Questi inviti alle dimissioni, fatti da lei in particolare, porterebbero ad un unico risultato, cioè che la forza politica più rappresentativa dell'opposizione, numericamente parlando, sarebbe esclusa dall'Ufficio di Presidenza. Sì, sarebbe così, perché lei ha invitato, come pure fra le righe il collega Cottino, a fare un atto anche individuale di responsabilità, l'atto individuale di responsabilità porterebbe come unica conseguenza questo risultato. La "Stella Alpina" quindi ha il dovere politico nei confronti anche dei suoi elettori di essere rappresentata in seno all'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. La "Stella Alpina" però - credo che sia stato chiarissimo il collega La Torre - è disposta a ridiscutere la questione dell'Ufficio di Presidenza, laddove il tutto venga discusso all'interno delle forze di minoranza, che attualmente sono rappresentate con due Vicepresidenti e con un Segretario. Se di riequilibri si vuol parlare, allora la "Stella Alpina", fatta la premessa che ho fatto, è disposta a parlarne, ma nel momento in cui c'è un azzeramento della situazione. Un riequilibrio che mi auguro non avvenga poi all'interno della maggioranza, nel senso che non siamo qui a chiedere le dimissioni dell'intero Ufficio di Presidenza; siamo qui a chiedere le dimissioni di tutti i componenti la minoranza dell'Ufficio di Presidenza, non altro. I membri di maggioranza non credo che abbiamo necessità di dare prima o dopo eventuali dimissioni.

Voglio fare invece una considerazione su un equivoco sul quale si gioca molto la questione, che è la questione della prassi fin qui seguita. È vero, non è scritto da nessuna parte quale deve essere la composizione in fatto di equilibri fra maggioranza e minoranza dell'Ufficio di Presidenza, quindi, quando ci si trova di fronte ad una prassi, lo ha detto il collega Cottino, la prassi va rispettata, ma c'è solo un vincolo morale. Non posso però fare a meno di ricordare come altre prassi in passato siano state disattese e questa volta certamente non dalla forza politica alla quale mi onoro di appartenere. Ricordo che, quando entrai in Consiglio, era prassi che una presidenza delle commissioni consiliari fosse data all'opposizione, una prassi che evidentemente è stata infranta, e che era prassi che la Presidenza del Consiglio fosse data all'opposizione, un'altra prassi che non si è più rispettata. Rammento che in quest'aula alcuni invocarono il fatto che almeno il Presidente del Consiglio, se si voleva cambiare la prassi, fosse di una forza politica di maggioranza, ma di diversa espressione della stessa che esprime il Presidente della Regione, prassi che mai è stata presa nemmeno in considerazione. Questo solo per dire che, se c'è questa urgente necessità che le cose vengano definite in maniera chiara, c'è una maggioranza che è giusto che metta mano al documento che determina in maniera chiara tutte le questioni: il Regolamento, si scriva sul Regolamento che l'Ufficio di Presidenza deve essere composto assolutamente con un rapporto numerico chiaro tra maggioranza e opposizione.

Président La parole au Conseiller Viérin Dino.

Viérin D. (UV) S'il est vrai que "la politique est l'art du possible", aujourd'hui nous avons franchi certaines barrières quant aux possibilités que la politique nous offre. Je voudrais alors mettre en relief deux paradoxes, tout en considérant les réflexions que M. Marguerettaz a faites, considérations qui peuvent sans doute en partie être partagées, même dans le cadre d'une réflexion de caractère général. Sur le plan politique, je peux exprimer un regret: elles sont un peu tardives: j'aurais aimé que lesdites considérations aient été présentées au moment où il est rentrée au sein d'une majorité qui s'est comportée exactement de la façon que M. Marguerettaz met aujourd'hui en discussion. Mais, à part cette considération, je parlais de deux paradoxes.

Le premier porte sur la question de la composition du Bureau de Présidence: tout le monde est d'accord pour présenter sa démission, mais, conclusion, personne ne démissionne. Chacun aura sans doute des raisons valables, mais le résultat est que l'on s'achemine vers une fin de législature avec une situation "status quo" et donc sans le respect des rapports entre majorité et opposition.

Le deuxième paradoxe est que, si ce problème existe, la responsabilité ne doit pas être attribuée aux forces de la minorité, qui entre elles doivent trouver un accord sur la composition de ce Bureau de Présidence, mais revient à la majorité. Il est vrai que la majorité est toujours responsable et qu'effectivement elle doit assumer ses responsabilités, mais affirmer aujourd'hui que cette situation est de sa responsabilité, ce me semble un peu poussé, vu qu'il suffit que les représentants de la minorité se mettent d'accord entre eux, qu'ils nous fassent une proposition et cette proposition sera votée par la majorité. Et ce dans le respect non pas d'une règle établie, mais du principe des rapports entre majorité et opposition. Or, je ne voudrais pas que la vérité soit une autre, à savoir dans le temps, lors de certains débats, surtout de la Gauche, on discutait beaucoup, on faisait des analyses et à la fin, on ne concluait rien. Je ne voudrais pas que la vérité soit que chacun veut demeurer dans ses fonctions. Il me semble qu'une proposition politique a été formulée et personnellement je la partage. Le Bureau de Présidence dans son ensemble remette son mandat, à l'exception du Président, de façon à reporter la discussion politique dans son siège naturel: le Conseil de la Vallée.

Je précise tout le Bureau de Présidence, non pas une partie seulement. Nous pourrons ainsi vérifier effectivement cette volonté existe; dans le cas contraire nous ne pouvons que constater qu'il est bien de faire certaines affirmations de principe quand ces principes doivent s'appliquer aux autres. Quand ils s'appliquent par contre aux personnes concernées, alors peut-être que ce n'est pas le respect des principes ou les valeurs qui comptent, mais d'une façon beaucoup plus banale et brutale ce sont le choix, la valeur, la politique du "vinavil" qui comptent davantage.

Président La parole au Vice-président Lattanzi.

Lattanzi (FI)Visto che si è parlato molto della mia posizione, per esprimere la mia posizione personale rispetto a quella del gruppo, che ha espresso il mio Capogruppo or ora.

Credo che il Presidente Viérin abbia una ragione e io mi sono alzato per accordarmi a quella ragione, che era già stata espressa dal mio Capogruppo circa un mese fa, quando c'è stata la prima discussione sulla questione dei Vicepresidenti e dell'Ufficio di Presidenza. Sono d'accordo che è necessario riequilibrare, ho dato la mia disponibilità e la ribadisco proprio perché va nella direzione di quello che diceva il Presidente Viérin, cioè, appena tutti i membri dell'Ufficio di Presidenza sono disponibili a dare le dimissioni, la questione è già risolta.

Riconfermo di essere disponibile a dare immediatamente le dimissioni, per procedere ad un riequilibrio attraverso l'azzeramento dell'Ufficio di Presidenza.

Président La parole au Président de la Région, Louvin.

Louvin (UV)M. le Président du Conseil, je n'ai pas bien saisi le sens de cette dernière affirmation, mais je vous serais gré de bien vouloir tirer au clair s'il s'agit d'une motion d'ordre, c'est-à-dire l'annonce du dépôt des démissions de la part du Vice-président Lattanzi, ou si, au contraire, il s'agit de l'énième épisode de la "comédie à l'italienne" à laquelle l'opposition vient de nous obliger.

Président La requête de ma part est venue très clairement dans le Bureau de la Présidence, j'ai demandé à tous les membres s'ils signaient à ma présence les démissions, la réponse a été "non". Je ne fais donc que recueillir cette non disponibilité, en la regrettant, en souhaitant un comportement plus responsable de la part de toutes les forces politiques de la minorité, je le réaffirme, parce qu'aux déclarations ne suivent pas les faits. Je n'ai aucune intention, ni aucune possibilité d'obliger n'importe quoi à quelqu'un. De ma part, j'ai fait tous les pas que je retenais indispensables, je parlerais de cette question évidemment à l'extérieur, puisqu'il s'agit à mon sens d'une non responsabilité de la part de quelqu'un.