Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 1361 del 14 giugno 1995 - Resoconto

SEDUTA ANTIMERIDIANA DEL 14 GIUGNO 1995

OGGETTO N. 1361/X Stato di attuazione del programma di risanamento e di rilancio della Nuova Cogne Acciai Speciali. (Interpellanza).

Interpellanza Rammentati i termini e i contenuti delle Convenzioni Regione Autonoma Valle d'Aosta/Marzorati/Ilva;

Al fine di avere piena conoscenza sull'attuazione del programma di risanamento e di rilancio della Nuova Cogne Acciai Speciali;

il sottoscritto Consigliere regionale

Interpella

il Presidente della Giunta o l'Assessore competente per conoscere:

1) qual è ad oggi lo stato di attuazione delle Convenzioni a suo tempo deliberate dal Consiglio regionale;

2) quali iniziative e con quali fondi la Giunta intende attuare le operazioni di bonifica e risanamento ambientale dell'area Ilva;

3) a che punto si trova la trattativa per la gestione delle centrali elettriche ex Cogne.

F.to: Bich

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Bich.

Bich (APA) L'interpellanza non intenderebbe essere una richiesta di notizie e di informazioni circa l'andamento aziendale della Cogne, o meglio: è un aspetto interessante, ma che va visto in confronto diretto con la gestione della società, quindi non sono qui per chiedere questo. D'altronde, da come è scritta, l'interpellanza non vuole centrare la sua attenzione sugli aspetti aziendalistici ed evolutivi dei programmi di produzione e di commercializzazione degli acciai. Importante è invece conoscere più a fondo e controllare quegli aspetti che in Consiglio regionale non sono stati affrontati, con la discussione della delibera che a suo tempo approvava il protocollo di accordo fra Ilva S.p.A. e Regione per l'acquisto dei beni e per i programmi di sviluppo, previsti anche dalla legge regionale in questa materia.

É importante, ripeto, perché le società collegate con la Regione - mi riferisco a Finaosta e ad altre società coordinate - dispongono in pratica degli strumenti attuativi per questo programma di risanamento e di rilancio della Cogne Acciai Speciali, e sappiamo che, purtroppo, il consigliere regionale ha scarso accesso agli atti di questa società, inoltre la conoscenza delle determinazioni delle finanziarie interessate comporta delle prassi molto lunghe; in breve, non abbiamo la documentazione adatta. Quindi la prima parte è centrata sull'attuazione reale delle convenzioni. Sappiamo che non tutto va così liscio, sappiamo che ci sono problemi con i Marzorati, con la nuova Cogne Acciai Speciali, e che nelle convenzioni vi sono dei punti che hanno creato un intoppo nell'attuazione delle stesse, secondo quella che era la volontà del Consiglio regionale. A questo proposito, quindi, sarebbe il caso di sapere se l'aspetto mobiliaristico, legato ai beni, alle aree, alle strutture, ha avuto una storia nel suo passaggio di proprietà, così come era previsto dalle convenzioni stesse. Mi riferisco in una parte successiva alle centrali elettriche, su cui vorremmo conoscere in modo più preciso quali sono gli intenti e gli elementi che abbiamo per l'attuale, nonché per la futura gestione.

Vi è poi un altro punto, di carattere prettamente politico, ed è legato ad alcuni accertamenti che il sottoscritto ha fatto in margine a tutta la vicenda degli acciai, della politica dello Stato nei confronti del comparto degli acciai; mi riferisco alla dismissione di grandi centri siderurgici, in particolare quelli di Genova (Cornigliano) e quelli di Napoli (Bagnoli). Non voglio con questo arrivare a delle comparazioni tra Aosta e questi altri centri, perché sono difficili da fare sotto il profilo della dismissione industriale degli impianti, ma per arrivare ad una valutazione di come lo Stato ha operato nei confronti dei soggetti coinvolti nell'ampio processo di ristrutturazione e di reindustrializzazione.

Vediamo che lo Stato ha assunto due atteggiamenti; ha un atteggiamento verso la Regione autonoma Valle d'Aosta, che è grosso modo quello di dire: "arrangiati". Cioè, sul problema della crisi dell'acciaio, ad una regione autonoma Valle d'Aosta, coinvolta e pesantemente responsabilizzata per i problemi della Cogne, la risposta dello Stato è: "Arrangiati, i finanziamenti della reindustrializzazione li devi mettere tu, soprattutto i finanziamenti per la bonifica e per il risanamento del territorio li devi mettere tu", per cui in pratica lo Stato si è comportato come un convitato di pietra in questo tipo di trattativa, ancorché abbiamo cercato attraverso riunioni con i soggetti interessati, principalmente le rappresentanze sindacali e le rappresentanze manageriali dell'Ilva, ancorché una volta attraverso il coinvolgimento addirittura di Romano Prodi (mi ricorderò sempre il protocollo aggiuntivo con l'Ilva Acciai Speciali del 1988-1989 e gli impegni di Romano Prodi, completamente disattesi, in materia di acciaio). Quindi, devo dire che per quanto riguarda il coinvolgimento dello Stato, qui dobbiamo rilevarne la completa immobilità attraverso la non erogazione di finanziamenti, attraverso il disconoscimento del suo ruolo in questa materia.

Non così è successo invece per le altre regioni, mi riferisco in particolare all'area di Genova e ancor più all'area di Bagnoli; qui c'è una deliberazione del 20 dicembre 1994 recante "Provvedimenti attuativi per il piano di sviluppo triennale della campagna", questo è l'oggetto generale, però tratta esclusivamente del recupero dell'area di Bagnoli, per la quale lo Stato mette la bellezza di 261 miliardi.

Questa somma è destinata al risanamento dell'area, in base al principio: "chi inquina paga". Ora l'Ilva e tutto il comparto acciai era capitale pubblico, quindi è chiaro che la responsabilità della degenerazione, dell'inquinamento, della presenza di un'area così altamente inquinata va a carico dello Stato. Questa è una delibera del CIPE solo di qualche mese fa, ma rispetto a questa siamo assistenti inerti, non abbiamo reagito ad un atteggiamento così difforme da parte dello Stato. Sarebbe il caso di riprendere questa discussione per sapere perché lo Stato è "strabico" in questo: da una parte interviene, anche massicciamente, dall'altra non interviene; o quanto meno far rientrare questo argomento nella trattativa periodica che abbiamo con lo Stato centrale per la definizione della Finanziaria e del riparto dei mezzi finanziari fra Stato e Regione.

Ma il punto più eclatante, e sul quale attiro l'attenzione dell'Assessore per avere delle delucidazioni credibili, è sulla valutazione fondiaria addirittura, sull'estimo delle aree industriali dismesse.

Ho qui un documento, sempre a commento della delibera del CIPE a cui facevo riferimento un momento fa, in cui il Comune di Napoli, attraverso le sue strutture interne, dà una precisa valutazione sull'area di Bagnoli. Si può chiedere cosa c'entra l'area di Bagnoli con l'area di Aosta; attenzione, lo vedrebbe anche un cieco - soprattutto dopo il film "Scent of a woman" dove l'attore principale bastava che con le papille olfattive si avvicinasse ad una donna e capiva di che stile era la donna, definendone anche il profumo... - guardando su un plastico in opportuna scala, vedrebbe benissimo la differenza di pregio fra l'area Cogne di Aosta e l'area di Bagnoli di Napoli: là mare, panorami splendidi, condizioni di accesso, quindi linee marittime, intermodalità dei trasporti e via dicendo, mentre qui il paesaggio è molto più costretto fra le montagne. Quindi senza fare la filosofia dell'estimo industriale, va da sé che...

Allora, quanto valuta il Comune di Napoli, in accordo con i centri di monitoraggio paludati eccetera, l'area risanata? Ecco, l'area risanata la valuta 111 miliardi, per 2,5 milioni di metri quadrati.

Quindi, andando a fare il prezzo a metro quadrato... ma perché faccio un discorso del genere? Perché ho l'impressione che l'Ilva ci abbia fatto un pacco a sorpresa; aprendo questo pacco abbiamo trovato le valutazioni dell'area Cogne. Di qua l'area risanata di Bagnoli a circa 40mila lire al metro quadrato, qui l'area di Aosta a 140mila lire al metro quadrato; calcolando annessi e connessi, riporti, 32,5 miliardi costi 1993, aggiornati su 250mila metri quadrati: noi disponiamo di mezzo milione di metri quadrati da risanare, quindi va raddoppiato e sono già 70 miliardi, più la discarica 2B e via discorrendo, più gli oneri riflessi e quanto mai scorporate le centrali, viene 140mila lire al metro quadrato.

Quindi vorrei capire dall'Ilva, attraverso il nostro Assessore, perché questa a noi fornisce un'area distrutta sul piano ecologico e dell'inquinamento a lire 140mila al metro quadrato, mentre a Napoli la valutazione sul recuperato e risanato è di 40mila lire al metro quadrato. Ho l'impressione che ci abbiano venduto la "sveglia vecchia", come fanno con gli sceicchi del Golfo. É questo che mi brucia, io non posso accettare questa logica e spero che non l'accetti il Consiglio, perché io sono parte assolutamente marginale di questa trattativa; ma ho voluto riprenderla, andando fra l'altro di persona a parlare con l'Assessore all'urbanistica di Napoli, cordialissima persona, il quale mi ha detto: "Non accettate mai più una cosa del genere", ma lui non sapeva che l'avevamo già accettata da circa sei mesi, quasi un anno. Allora chiedo se su queste cose non è possibile ripensare un momento e riaprire con l'Ilva un tavolo di chiarimento, perché mi brucia veramente aver subito uno smacco di questo genere.

Queste sostanzialmente le richieste che volevo fare all'Assessore.

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore all'industria, commercio e artigianato, Mafrica.

Mafrica (GV-PDS-SV) Il Consigliere Bich ha chiesto di non soffermarsi sul punto delle attività industriali della Cogne. Mi pare che questo non sia possibile, perché l'operazione fatta in Valle d'Aosta secondo gli obiettivi della legge n. 4/93, secondo tutte le mozioni approvate dal Consiglio, aveva il principale obiettivo, al primo punto nell'articolo 2 della legge n. 4, di riqualificare le attività industriali della Cogne, al fine di garantire adeguati livelli occupazionali. Credo che il Consigliere Bich sia così brillante e intelligente da distinguere fra un'area dismessa, dove l'occupazione non c'è più, da un'area invece dove continua a permanere l'attività siderurgica. Primo obiettivo della nostra legge, primo obiettivo di questo Consiglio è stato, per lunghi anni, quello di salvaguardare l'occupazione e di riqualificare l'attività industriale nell'area Cogne, tant'è che anche nei protocolli dell'Ilva e con Marzorati veniva ribadito precisamente questo punto, con l'intento di mantenere un'occupazione di almeno 800 unità.

Da questo punto di vista gli occupati da parte della Cogne Acciai Speciali, del gruppo che si era impegnato ad assumere 800 unità, gli occupati sono 813 e con i distacchi ancora in funzione da parte di Cogne in liquidazione sono impegnati altri 150, quindi arriviamo a circa 1000 persone impegnate nell'attività industriale.

Sull'andamento della società Cogne, il bilancio relativo all'esercizio 1994 di Cogne Acciai Speciali evidenzia dati positivi; il valore delle vendite è passato dai 270 miliardi del 1993 ai 332 del 1994, il monte salari è di circa 20 miliardi e ogni anno sono 20 miliardi che vanno ad alimentare l'economia regionale, il margine operativo lordo è positivo per 23 miliardi, il risultato complessivo dell'esercizio prima delle imposte è di 8 miliardi.

Questo risultato certamente è stato influenzato dall'andamento favorevole del mercato, però non bisogna dimenticare che nel 1993 il bilancio della cassa aveva chiuso con una perdita di 32 miliardi. Ad oggi invece abbiamo un'attività in via di risanamento, che garantisce occupazione, che eroga un monte salari significativo per l'economia valdostana, e che produce profitti.

I primi dati relativi al 1995 confermano questa tendenza: incremento contenuto dei volumi di produzione, aumento invece significativo del fatturato, che dovrebbe attestarsi a fine anno intorno ai 450 miliardi.

É stato messo in corso un piano di investimenti per circa 45 miliardi e investimenti per 9 miliardi sono stati realizzati nel corso del 1994.

Rispetto al primo obiettivo di questo Consiglio: salvaguardare l'occupazione, credo che da parte della Regione e da parte del gruppo Marzorati ci sia stato il rispetto degli impegni.

Era previsto al punto 2 dell'articolo 2 che la Regione acquisisse i beni immobili, bonificasse e recuperasse sotto il profilo ambientale l'intera area, acquisisse gli impianti idroelettrici. A che punto siamo? La Regione opera attraverso due società: Vallée d'Aoste structure e Compagnie générale des eaux. Sono le due società che hanno perfezionato gli atti per l'acquisizione delle aree e delle centrali idroelettriche per un costo complessivo di 150 miliardi; aree più centrali più stabilimenti industriali.

Le centrali sono state acquisite nel marzo di quest'anno.

A che punto siamo con i contratti? Per i contratti di utilizzo delle aree dei fabbricati siamo in via di perfezionamento degli atti, è aperto il problema della liberazione della palazzina degli uffici, mentre è stato concordato un piano di rilascio delle aree per lotti omogenei, piano che comporterà la messa a disposizione della Regione di circa metà dell'area.

Per finanziare i trasferimenti dalle zone da liberare all'area affittata alla Cogne Acciai Speciali era stato approvato da parte della Giunta, nell'anno scorso, un disegno di legge, il quale è stato notificato alla CEE; avendo avuto parere favorevole della Commissione CEE la settimana scorsa, potrà adesso riprendere il suo iter.

Per quanto riguarda le operazioni di bonifica e risanamento dell'area, quali sono le iniziative e i documenti in base ai quali si procede? É stato attivato un gruppo di lavoro, per elaborare gli studi ed i piani operativi per il recupero dell'area e le attività industriali. Questo gruppo di lavoro è finanziato nell'ambito dell'obiettivo 2 con fondi sociali di sviluppo regionale e con fondi sociali europei, e questi studi devono essere conclusi entro il 31 dicembre 1995. Per la bonifica e per la ristrutturazione dell'area intervengono due progetti comunitari con finanziamenti già stanziati, ricordiamo che il costo della bonifica è valutato in circa 32,6 miliardi; questi finanziamenti con il piano Resider 2 per la bonifica ammontano a 14,5 milioni di ECU che sono circa 28-29 miliardi. Invece nel piano obiettivo 2 degli anni 1994-1996 sono disponibili circa 8 milioni di ECU, pari a circa 16 miliardi di lire. Quindi per ciò che riguarda la bonifica sono a disposizione somme finanziate da progetti approvati dalla CEE, che coprono complessivamente le necessità.

Per le centrali idroelettriche, le centrali sono state acquisite nel mese di marzo, sono in corso dei negoziati che concernono la possibilità prevista dai protocolli di acquisire dal 15 al 49 percento delle azioni; sono in corso negoziati sul costo dell'energia che dovrà essere praticata da parte del costituendo consorzio, e sono in corso anche negoziati per ciò che riguarda l'uso della cabina collettrice. Non si sono ancora raggiunte intese definitive, e i contatti, che riprenderanno la prossima settimana, sono molto attivi.

Quindi, dal punto di vista dell'applicazione delle convenzioni e dal punto di vista dell'applicazione della legge, direi che i punti contenuti nella legge, l'acquisizione delle aree, l'acquisizione delle centrali, la ricerca dei fondi per la bonifica, i problemi relativi alla occupazione, sono a buon punto. Ovviamente esistono problemi di trattativa con la società su dei punti particolari, che ci auguriamo che siano superati.

Voglio comunque, pur non essendo esplicitamente presente nell'interpellanza, dare alcune prime risposte agli altri due punti che il Consigliere Bich ha sollevato.

Il primo è un intervento dello Stato per ciò che riguarda Bagnoli di 261 miliardi per la bonifica e la riorganizzazione dell'area. C'è da dire che questi fondi sono in realtà fondi della Regione Campania, perché dei 261 miliardi 90 sono a carico della legge n. 305 "Programma triennale di tutela ambientale", ed è un programma che destina alle diverse regioni dei fondi; la Regione Valle d'Aosta ha avuto la sua quota, la quota destinata alla Regione Campania viene utilizzata per la bonifica, cioè, per la demolizione che è la parte più costosa dell'intervento, per pagare a Ilva il valore degli impianti, e solo in parte per la bonifica. Comunque, 90 dei 261 miliardi sono presi dal Programma triennale di tutela ambientale, sono soldi che andavano alla Regione Campania e che invece vengono dirottati su questo investimento. Dei 261 miliardi 80 sono a carico della legge n. 80/84 "Piano triennale di sviluppo della Campania", cioè la Campania utilizza 80 di questi 261 miliardi in questa direzione; gli altri 91 sono con finanziamento comunitario, sono gli stessi a cui abbiamo per la parte di nostra competenza accesso anche noi.

Quindi, dal punto di vista dell'intervento dello Stato, mi pare che questo ci sia e sia innegabile; però, se analizzato, non sia così generoso. Da questo punto di vista, avendo la nostra regione come primo obiettivo quello del mantenimento dell'occupazione, lo Stato è intervenuto con una legge speciale con cui ha messo a disposizione della Regione 40 miliardi per l'occupazione del personale Cogne; è intervenuto - se vale il ragionamento fatto, per cui si interviene per conto di - attraverso l'Ilva con un fondo a disposizione dell'attività siderurgica di 105 miliardi per coprire le perdite e gli interventi necessari alla reindustrializzazione, fondo che è stato destinato alla società che è subentrata. Quindi si possono fare confronti, la materia può essere approfondita, ma non credo che si possa dire che la Regione non ha operato per ottenere l'intervento dello Stato, o che la Regione Campania sia stata, da questo punto di vista, trattata in modo così generoso. Non voglio fare confronti fra la situazione sociale di Napoli e la situazione sociale della Valle d'Aosta.

Per ciò che riguarda poi le valutazioni fatte sull'area, credo che esista una differenza fondamentale tra la valutazione di un bene in uso e la valutazione di un bene dismesso. Sull'area di Bagnoli, su cui lo Stato aveva fatto pochi mesi prima di decidere di chiudere investimenti per 1000 miliardi di nuovi treni di laminazione, si tratta di abbattere capannoni, smontare impianti e poi bonificare. É un'area dismessa, è un'area in cui non si lavora più. L'area industriale della Cogne è stata valutata come un'area su cui si svolgeva e si svolge un'attività produttiva.

La Regione Valle d'Aosta ha acquistato a corpo, per 150 miliardi, sia le centrali che le aree che le infrastrutture in cui opera l'attività siderurgica. É stata fatta una valutazione complessiva e il prezzo che la Regione ha pagato per centrali e per aree è molto al di sotto delle valutazioni ufficiali fatte da società specializzate nella determinazione di questi valori, che sono valori di impianti, stabilimenti, capannoni ancora in uso.

La spesa complessiva per le aree e per i capannoni in uso è stata per la Regione di 64 miliardi, la spesa per le centrali di 86. Si possono fare, se necessario, approfondimenti su questa materia, ma credo che ai fini del futuro di questa regione questi due fattori: la proprietà delle aree e la proprietà delle centrali elettriche, siano fattori determinanti per lo sviluppo economico e sociale dei prossimi cinquant'anni; che i prezzi pagati siano stati discussi per mesi e per anni in tutte le sedi non in modo riservato ma in pubbliche riunioni, con documenti alla mano, con esperti; che, quindi, il confronto fra l'area di Bagnoli e l'area valdostana sia possibile, ma che i risultati ottenuti qui: avere una azienda che fa utili, che occupa persone, che porta 20 miliardi all'anno nella economia valdostana, non siano facilmente confrontabili con quelli di un'area in cui 2000 persone se ne vanno a casa e in cui bisogna abbattere tutto.

Si dà atto che, dalle ore 10,50, riassume la Presidenza il Presidente Stévenin.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Bich.

Bich (APA) La risposta è difficile, Assessore, cosa vuole che le dica. Ci sono quei due pescatori sordi che si interrogano fra loro: Dove vai? Vado a pescare. Pardon, credevo che tu andassi a pescare. Dialogo un po' fra sordi.

Le valutazioni da fare erano diverse e non così accavallate.

Prima di tutto, sulla gestione generale dello stabilimento nulla è stato chiesto, ma perché? Perché siamo osservatori per il momento silenziosi, sappiamo benissimo gli indici macroeconomici che insistono sulla economia e sappiamo che la debolezza della lira ha agevolato fino adesso un certo sopravvivere, o per altri anche una ripresa delle aziende e della produzione. Non so, quando saranno completamente esaurite le scorte, quando il margine operativo lordo dovrà fare i conti anche con le importazioni in valuta pregiata e quindi con oneri notevoli sul processo produttivo, come risponderà l'azienda. Ecco perché stiamo zitti: perché ci auguriamo che continui questo trend positivo, che non è tra l'altro un trend fantasmagorico perché altre aziende siderurgiche ce l'hanno migliore. Invito ad andare a confrontare i dati con altri settori privatizzati, e qui non sono dati disaggregati: le condizioni di partenza adesso sono uguali per tutti, comprese le aziende con conduzione privatistica, quindi possiamo confrontare i dati. Altre aziende in Italia stanno andando molto meglio. Ma sospendiamo per il momento il giudizio su questo aspetto, ed ecco perché non faceva parte dell'interpellanza.

Mi permetto invece di sottolineare una discrepanza sull'assenza dello Stato. Si dice che noi con le leggi li abbiamo utilizzati diversamente; noi non abbiamo mai messo in discussione questo. Resta una confusione generale e stiamo discutendo su questioni assolutamente astratte. Sto chiedendo: ci dia gli atti di Vallée d'Aoste structure, ci dia gli atti della Compagnie des eaux eccetera, e poi discutiamo. Sto insistendo sull'aspetto particolarmente preoccupante che il Consiglio regionale si ferma nelle sue competenze nei segmenti più alti: brevi cenni sul mondo e sull'universo. Ma poi della parte reale, pratica, delle procedure importanti gestionali, non sappiamo niente. L'accesso a quei dati non c'è, è difficilissimo.

L'Assessore dice che si è discusso con gli esperti della valutazione dei suoli, degli estimi e via dicendo: ci faccia avere le stime, siamo pronti a compiere ammenda nei confronti dell'Ilva. Qui non c'è un problema generale sull'occupazione, ma come l'occupazione deve stare a cuore a noi, deve stare a cuore anche allo Stato. Lo Stato non è che faccia compiere a noi lo sforzo a supporto dell'occupazione, come se fosse un bene particolare della Regione Valle d'Aosta. Gli 800 e passa dipendenti attuali della Cogne e quelli che aveva prima della furibonda cura dimagrante, mi pare 1670, mica erano solo un problema della Regione Valle d'Aosta; erano un problema in cui dovevano convogliare anche le energie dello Stato, dal momento che rappresentano una condizione di pace sociale.

In questo ambito l'Ilva non ha svolto un ruolo, attraverso gli strumenti che le venivano dati dallo Stato, dicevo un ruolo agevolante per il passaggio. Si dice che questa è un'area occupata ancora da una struttura produttiva; ma faccio osservare che l'area occupata dalla struttura produttiva è per mezzo milione di metro quadrato, e l'altro mezzo milione, cioè l'altra metà dell'area? Quella è un'area dismessa. Su quella deve esserci dato il beneficio come è stato dato alle altre regioni, tale e quale; ci sono delle condizioni minimali sulle quali dobbiamo pretendere una presenza. Ed è il primo punto.

Secondo punto. Faccio notare che l'accesso ai finanziamenti europei è limitato al risanamento nell'obiettivo 2, mentre nel programma di sviluppo regionale... come si chiama... quando si tratta di politiche economiche della CEE si incappa sempre in delibere astruse con sigle di difficile interpretazione, comunque la parte della ricostruzione delle strutture, lo capisco benissimo che quella è una parte attiva, ma non è quella del risanamento del terreno, della ricostruzione delle infrastrutture. Quello è un altro piano a parte, del quale possiamo anche discutere e dove per legge dello Stato l'accesso ai finanziamenti è stato paritario; ma qui no, parlavo solo della riacquisizione del territorio. Su queste cose c'è ancora confusione.

Venerdì, lo dicevo adesso con il Presidente della IV Commissione, ci sarà una audizione su questi argomenti che sono noiosissimi, prima di sentire clamori alle mie spalle, siccome mi è stato suggerito di stare zitto, allora evito, sapendo già che venerdì discuteremo su questo in modo appropriato.

Resta comunque in predicato tutto l'aspetto riguardante l'utilizzazione, il risanamento, la ripresa intera dell'area, sul quale vorrei soffermarmi ancora.

Quindi la mia richiesta all'Assessore è di farci avere la documentazione adatta, di darci la possibilità di fare le opportune valutazioni, sapendo già che alcuni dati sono incontestabili.