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Leggi e regolamenti regionali

Legge regionale 27 maggio 1998, n. 44 - Testo vigente

Legge regionale 27 maggio 1998, n. 44

Iniziative a favore della famiglia.

(B.U. 9 giugno 1998, n. 25).

INDICE

CAPO I

PRINCIPI, DESTINATARI E FINALITA'

Art. 1 - Principi e destinatari

Art. 2 - Finalità

CAPO II

INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA FAMIGLIA, DELLA PROCREAZIONE, DELLA PRIMA INFANZIA, DELLA PREADOLESCENZA E DELL'ADOLESCENZA

Art. 3 - Obiettivi

Art. 4 - Interventi a sostegno della procreazione e dell'espressione della sessualità

Art. 5 - Percorso nascita

Art. 6 - Interventi a sostegno della prima infanzia

Art. 7 - Interventi a sostegno della preadolescenza e dell'adolescenza

CAPO III

(1)

CAPO IV

INTERVENTI A SOSTEGNO DELL'EDUCAZIONE, DELLA CURA DEI BAMBINI E DEI SOGGETTI IN DIFFICOLTA'

Art. 13 - Interventi a sostegno dell'educazione e della cura dei bambini

Art. 14 - Sostegno alle famiglie numerose

Art. 15 - Limiti di reddito

Art. 16 - Domanda e decorrenza dell'assegno

Art. 17 - Interventi a sostegno della cura di soggetti in difficoltà

Art. 18 - Fondo per le prestazioni di assistenza ai soggetti non autosufficienti

Art. 19 - Voucher per servizi

Art. 19bis - Contributi a favore di soggetti portatori di grave handicap sensoriale

CAPO V

AUTORGANIZZAZIONE DELLE FAMIGLIE

Art. 20 - Progetti

CAPO VI

AGGIORNAMENTO

Art. 21 - Formazione ed aggiornamento

CAPO VII

VERIFICA DELLE POLITICHE FAMILIARI

Art. 22 - Osservatorio permanente

Art. 23 - Conferenza regionale sulla famiglia

CAPO VIII

DISPOSIZIONI FINANZIARIE

Art. 24 - Determinazione e copertura degli oneri

Art. 25 - Variazioni di bilancio

CAPO I

PRINCIPI, DESTINATARI E FINALITA'

Art. 1

(Principi e destinatari)

1. La Regione autonoma Valle d'Aosta riconosce i diritti e il ruolo della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, con riferimento ai principi degli art. 2, 3, 29, 30, 31, 32, 37, 38 e 47 della Costituzione, ai principi della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta), ai principi della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, ai principi della Convenzione sui diritti del fanciullo, ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176.

2. La Regione, ai fini dell'applicazione della presente legge, riconosce, inoltre, come formazione sociale primaria e soggetto di fondamentale interesse pubblico la famiglia comunque formata, fondata su legami socialmente assunti di convivenza anagrafica, di solidarietà, di mutuo aiuto, di responsabilità nella cura delle persone che la compongono e nell'educazione dei minori.

Art. 2

(Finalità)

1. La Regione promuove e realizza un'attiva politica sociale diretta a:

a) sostenere il diritto delle famiglie al libero svolgimento delle loro funzioni sociali;

b) agevolare la formazione di nuove famiglie;

c) sostenere il diritto della coppia alla scelta positiva, libera e responsabile della procreazione, offrendole anche opportunità sociali e sostegni socio-culturali idonei a superare i motivi che la inducono a restrizioni non desiderate della fecondità;

d) sostenere la corresponsabilità dei genitori negli impegni di cura e di educazione dei figli, riconoscendo l'altissima rilevanza personale e sociale della maternità e della paternità;

e) sostenere l'impegno di cura nei confronti di familiari non autosufficienti anche non conviventi;

f) promuovere ed attuare iniziative a favore della conciliazione tra il lavoro familiare e l'attività lavorativa remunerata e della condivisione delle responsabilità tra donne e uomini;

g) promuovere accordi fra le organizzazioni sindacali, le organizzazioni economiche e gli enti pubblici per favorire il ricorso alla flessibilità degli orari di lavoro nonché l'introduzione nei contratti di lavoro di clausole che consentano periodi di astensione dall'attività lavorativa per motivi di famiglia;

h) valorizzare e sostenere l'associazionismo familiare rivolto a dare impulso ad esperienze di autorganizzazione sociale;

i) agevolare il ricongiungimento delle famiglie.

2. La Regione orienta i propri strumenti di programmazione e legislazione e indirizza l'esercizio delle proprie funzioni al perseguimento delle finalità di cui al comma 1; potenzia le politiche di settore; adotta criteri tesi a garantire il coordinamento, l'integrazione e l'unitarietà delle stesse e ne verifica l'attuazione.

3. La Regione riconosce il ruolo primario degli enti locali nel governo delle politiche dei servizi a favore della famiglia.

4. La Regione promuove e sostiene progetti degli enti locali, dell'Unità sanitaria locale (USL) e di soggetti non istituzionali nel settore riguardante la famiglia.

5. La Regione riconosce il ruolo di primario rilievo del volontariato, dell'associazionismo sociale e delle organizzazioni di cittadinanza privata che compongono il privato-sociale nel perseguimento delle finalità della presente legge.

6. La Regione nella realizzazione delle azioni positive e di sostegno di cui alla presente legge valorizza e tiene conto delle funzioni della famiglia quale ambito relazionale per la serenità dei suoi membri e la crescita armonica dei minori, della sua funzione economica e di responsabilità nella cura e nella solidarietà tra le generazioni, dei diritti di autonomia di ciascuno dei suoi membri ed in particolare dei diritti dei minori, della parità tra uomo e donna, dell'aspirazione della donna a realizzarsi pienamente nella società.

CAPO II

INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA FAMIGLIA, DELLA PROCREAZIONE, DELLA PRIMA INFANZIA, DELLA PREADOLESCENZA E DELL'ADOLESCENZA

Art. 3

(Obiettivi)

1. Le attività di sostegno alla famiglia previste dalla presente legge rientrano nell'ambito dei livelli di assistenza assicurati dalla Regione e si esplicano ad integrazione della legge regionale 16 aprile 1997, n. 13 (Nuova disciplina del Servizio sanitario regionale, approvazione del piano socio-sanitario regionale per il triennio 1997/1999 e modificazioni alla dotazione organica di cui alla legge regionale 29 maggio 1992, n. 19 (Modificazioni ed integrazioni alle norme sull'ordinamento dei servizi regionali e sullo stato giuridico del personale della Regione. Approvazione delle nuove tabelle organiche dei posti e del personale dell'Amministrazione regionale) come modificata dalla legge regionale 13 dicembre 1995, n. 49), attraverso:

a) il potenziamento e la qualificazione delle attività di informazione, di consulenza e di attivazione di progetti personalizzati in ordine alla procreazione libera e responsabile;

b) la qualificazione dell'assistenza sanitaria e sociale alla gravidanza ed alla maternità, nonché lo sviluppo degli interventi finalizzati alla cura della sterilità;

c) il potenziamento e la riorganizzazione flessibile dei servizi socio-educativi, riguardanti l'infanzia e le famiglie impegnate nella cura dei bambini e la sperimentazione di nuove forme di servizio;

d) interventi finalizzati ad assicurare alle famiglie la libera scelta delle forme di educazione e di istruzione;

e) la rimozione degli ostacoli anche tariffari per l'utilizzo dei servizi pubblici a domanda individuale riguardanti l'infanzia;

f) interventi di assistenza domiciliare, di assistenza domiciliare integrata, di ospedalizzazione a domicilio, di assistenza socio-educativa territoriale;

g) interventi psico-sociali riferiti alle problematiche relazionali nei rapporti di coppia e di convivenza familiare;

h) interventi sociali di appoggio e sostitutivi per minori, gestanti, donne sole con figli minori, con particolare riferimento ai casi di maltrattamento o violenza;

i) il potenziamento del servizio di affidamento familiare;

l) il sostegno economico e l'offerta di servizi alle famiglie che si fanno carico di familiari, anche non conviventi, con limitazioni della autonomia psico-fisica in alternativa alla istituzionalizzazione;

m) l'aggiornamento degli operatori impegnati negli interventi per la famiglia, la maternità e l'infanzia;

n) lo studio, la ricerca e l'informazione sulle tematiche relative alla famiglia;

o) il sostegno economico alle famiglie in situazione di povertà;

p) l'incentivazione alla condivisione del lavoro domestico;

q) la qualificazione dell'assistenza sanitaria e sociale alle problematiche relative all'andrologia;

r) l'attivazione di servizi di emergenza familiare.

2. Ai fini di cui al comma 1, la Regione, nell'ambito della propria programmazione, determina le risorse disponibili per ciascun obiettivo nonché i relativi standard di impiego finalizzati al livello di prestazione o di attività da produrre.

Art. 4

(Interventi a sostegno della procreazione e dell'espressione della sessualità)

1. La Regione, attraverso i servizi esistenti resi dalla pubblica amministrazione e dal privato-sociale, attua interventi a sostegno della procreazione e dell'espressione della sessualità e sostiene il diritto della coppia ad una procreazione libera e responsabile mediante:

a) l'informazione sui diritti spettanti alla donna in base alla legislazione statale e regionale in materia di tutela sociale della maternità;

b) l'informazione sui servizi sociali, sanitari, assistenziali pubblici e di soggetti non istituzionali, operanti sul territorio, sulle prestazioni erogate e sulle modalità per accedervi;

c) l'informazione e la consulenza sui temi della sessualità;

d) la realizzazione di programmi di informazione e di educazione riguardanti la procreazione responsabile;

e) l'assistenza sanitaria, psicologica e sociale per le donne e le coppie che richiedono l'interruzione volontaria di gravidanza secondo le procedure di cui agli artt. 4 e 5 della legge 22 maggio 1978, n. 194 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza);

f) gli interventi socio-sanitari riferiti alla pubertà, alla menopausa e all'andropausa;

g) gli interventi sanitari di specialistica ginecologica di base e gli interventi finalizzati alla diagnosi precoce di tumori femminili;

h) gli interventi socio-sanitari finalizzati alla prevenzione ed alla cura della sterilità e dell'impotenza;

i) l'assistenza psicologica e sociale al singolo, alla coppia ed alla famiglia, per difficoltà relazionali per problemi di separazione e di divorzio, anche in riferimento alla consulenza sul diritto di famiglia;

l) l'assistenza al singolo ed alla coppia in riferimento a difficoltà di ordine sessuale e l'assistenza alla donna per problemi di violenza sessuale;

m) le iniziative di mediazione familiare gestite dall'ente pubblico o dal privato-sociale;

n) l'assistenza al compito educativo dei genitori;

o) l'assistenza psicologica e sociale relativa alle problematiche sessuali e relazionali dei minorenni;

p) la tutela dall'infecondità maschile e femminile legata alla condizione di lavoro.

Art. 5

(Percorso nascita)

1. In relazione alle leggi regionali vigenti in materia sanitaria, l'USL definisce e organizza un sistema articolato di prestazioni, denominato "percorso nascita", in grado di fornire il complesso degli interventi afferenti alla gravidanza, alla nascita e al puerperio secondo criteri di massima integrazione e coordinamento tra i diversi presidi coinvolti e al fine di raggiungere la massima fruibilità su tutto il territorio regionale.

2. Il "percorso nascita" prevede:

a) la consulenza genetica preconcezionale e la diagnosi prenatale, al fine di individuare le embriopatie e le fetopatie da infezioni materne nonché le cause genetiche di malattie e malformazioni della madre e del bambino, con particolare attenzione per soggetti, categorie o coppie a rischio, al fine della più opportuna prevenzione e della più adeguata cura;

b) l'adeguata informazione alla gestante e alla famiglia sui servizi, sulle norme di igiene in gravidanza, sulle procedure in caso di parto fisiologico o complicato, sull'assistenza alla madre nel puerperio e sull'assistenza al bambino;

c) l'istituzione di corsi di preparazione psico-profilattica alla nascita;

d) la tutela delle gestanti sul luogo di lavoro, soprattutto con riguardo all'esposizione a sostanze tossiche, a radiazioni ionizzanti, a variazioni di pressione o di altri elementi di rischio;

e) l'assistenza, a scadenze programmate, durante la gravidanza per individuare precocemente i casi ad alto rischio nonché l'assistenza domiciliare alle puerpere, con priorità per i parti a rischio;

f) la predisposizione di una scheda della gravidanza che fornisca informazioni sulle principali norme igieniche, sul calendario delle visite e degli accertamenti e che riassuma le notizie fondamentali circa il corso della gravidanza stessa;

g) la predisposizione di progetti sperimentali che consentano l'unitarietà dell'evento travaglio-nascita, il sostegno psico-affettivo del padre o di un familiare, l'accudimento del bambino presso la madre, la continuità dell'assistenza mediante adeguamenti strutturali e organizzativi dei reparti di ostetricia e patologia neonatale;

h) l'effettuazione programmata di visite neonatali per la diagnosi di malattie endocrine e metaboliche, per la rilevazione di malformazioni congenite, per la profilassi di infezioni e per l'individuazione della sieropositività, anche in relazione all'art. 4 della legge regionale 11 novembre 1977, n. 65 (Interventi per la procreazione libera e responsabile, la tutela della salute della donna, dei figli, della coppia e della famiglia);

i) l'assistenza al parto a domicilio.

Art. 6

(Interventi a sostegno della prima infanzia)

1. La Regione, in applicazione della l.r. 13/1997, promuove progetti, incentiva e sostiene iniziative promosse da enti locali, da associazioni di famiglie, dal privato-sociale nonché da singoli cittadini, relativi ai servizi socio-educativi per la prima infanzia tesi a:

a) potenziare la rete degli asili nido anche attraverso forme di partenariato con soggetti del privato-sociale che gestiscono in convenzione il servizio secondo gli standard qualitativi e organizzativi definiti dalla Giunta regionale in applicazione della legge regionale 15 dicembre 1994, n. 77 (Norme in materia di asili nido);

b) istituire garderies d'enfance per fornire alle famiglie una forma alternativa di sostegno ed un'occasione di socializzazione e aggregazione attraverso proposte educative secondo gli standard qualitativi, formativi e organizzativi definiti dalla Giunta regionale;

c) istituire il servizio di "tata familiare" per bambini che, per motivi familiari o ambientali, non possano usufruire dei servizi di cui alle lett. a) e b), secondo gli standard qualitativi, formativi e organizzativi definiti dalla Giunta regionale;

d) garantire modalità di accesso tali da consentire frequenze diversificate e fruizioni parziali o temporanee;

e) favorire l'abbattimento, da parte degli enti locali, delle tariffe per la fruizione dei servizi socio-assistenziali per la prima infanzia a carico delle famiglie appartenenti alle fasce deboli.

2. Con provvedimento della Giunta regionale sono determinati i finanziamenti trasferiti agli enti locali per l'istituzione e la gestione dei servizi di cui al comma 1.

Art. 7

(Interventi a sostegno della preadolescenza e dell'adolescenza)

1. La Regione promuove progetti, incentiva e sostiene iniziative relativi ai servizi socio-educativi per la preadolescenza e l'adolescenza tesi a:

a) potenziare il servizio di assistenza domiciliare educativa (ADE);

b) promuovere l'istituzione di centri di incontro per preadolescenti ed adolescenti aventi finalità socializzanti, culturali e pedagogiche, con l'eventuale supporto di personale qualificato e/o con la collaborazione dei genitori. Tali servizi possono essere gestiti direttamente dagli enti pubblici, dalle cooperative sociali o essere autogestiti;

c) incentivare iniziative di mutuo aiuto psico-pedagogico tra i genitori con l'eventuale supporto di personale qualificato messo a disposizione dagli enti pubblici;

d) incoraggiare l'integrazione tra scuola e USL nelle attività di prevenzione e informazione nel campo della salute e della sessualità;

e) favorire l'aggregazione delle sinergie pubbliche e private presenti sul territorio e già operanti nel settore della preadolescenza e dell'adolescenza.

2. La Regione promuove progetti, incentiva e sostiene iniziative, da sviluppare e gestire a livello di ente locale, anche in collaborazione con la cooperazione sociale, il privato-sociale, le associazioni di volontariato, tesi a favorire l'incontro e lo scambio tra generazioni anche mediante l'individuazione e l'utilizzo di spazi comuni.

CAPO III

INTERVENTI A SOSTEGNO DEL LAVORO DOMESTICO (1)

CAPO IV

INTERVENTI A SOSTEGNO DELL'EDUCAZIONE, DELLA CURA DEI BAMBINI E DEI SOGGETTI IN DIFFICOLTA'

Art. 13

(Interventi a sostegno dell'educazione e della cura dei bambini) (2)

Art. 14

(Sostegno alle famiglie numerose) (3)

Art. 15

(Limiti di reddito) (3)

Art. 16

(Domanda e decorrenza dell'assegno) (3)

Art. 17

(Interventi a sostegno della cura di soggetti in difficoltà) (2)

Art. 18

(Fondo per le prestazioni di assistenza ai soggetti non autosufficienti)

1. Fatte salve le competenze in materia di previdenza di cui all'art. 3, comma 1, lett. h), della l. cost. 4/1948 ed in attuazione del decreto legislativo 28 dicembre 1989, n. 430 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Valle d'Aosta in materia di previdenza ed assicurazioni sociali), in attesa che la legge dello Stato intervenga in materia di previdenza obbligatoria intesa ad assicurare ai cittadini non autosufficienti una vita dignitosa, attraverso un'assistenza qualificata e continuativa, è introdotta per i cittadini residenti sul territorio regionale, ad integrazione delle forme previdenziali in campo sanitario e pensionistico, la copertura previdenziale volontaria per l'assistenza in caso di non autosufficienza.

2. Ai fini di cui al comma 1, i fondi pensione istituiti ai sensi della l.r. 22/1997 possono prevedere formule integrative a beneficio dei soggetti interessati.

Art. 19

(Voucher per servizi) (2)

Art. 19bis

(Contributi a favore di soggetti portatori di grave handicap sensoriale) (2)

CAPO V

AUTORGANIZZAZIONE DELLE FAMIGLIE

Art. 20

(Progetti) (4)

1. Al fine di incentivare e valorizzare le risorse di solidarietà delle famiglie e delle reti parentali, la Regione concede contributi, fino ad un massimo del 100 per cento della spesa ammissibile, per la realizzazione di progetti formulati e gestiti direttamente da parte di famiglie organizzate anche in forma di cooperativa e di associazione, in risposta ai bisogni della comunità di riferimento.

2. I progetti di imprenditorialità familiare ammessi a contributo possono riguardare servizi di natura:

a) assistenziale, con particolare riferimento a:

1) servizi a gestione solidaristica dell'assistenza familiare agli anziani non autosufficienti ed ai portatori di handicap;

2) servizi a gestione solidaristica per prestazioni di baby sitting a minori;

3) servizi a gestione solidaristica per l'istituzione e la gestione di una banca del tempo;

4) servizi a gestione solidaristica dell'assistenza a gestanti e a nuclei monoparentali in situazioni di disagio;

5) servizi a gestione solidaristica dell'assistenza a persone ricoverate presso strutture socio-assistenziali e sanitarie;

b) educativa, con particolare riferimento a:

1) servizi a gestione solidaristica per prestazioni di sostegno allo studio in favore di alunni della scuola dell'obbligo;

2) servizi a gestione solidaristica per l'organizzazione del tempo libero dei minori.

3. I contributi di cui al comma 1 non sono cumulabili con altre provvidenze economiche previste dalla normativa vigente per le medesime iniziative.

4. Con deliberazione della Giunta regionale, sono individuati:

a) l'entità della spesa da destinare ai contributi, in relazione alle effettive disponibilità di bilancio;

b) le spese ammissibili per la realizzazione dei progetti di cui al comma 1;

c) le modalità di presentazione delle domande di contributo, di rendicontazione delle spese e le modalità di supporto tecnico-amministrativo per l'elaborazione dei progetti;

d) i criteri di concessione dei contributi;

e) gli eventuali ambiti di priorità relativamente ai destinatari e alla tipologia dei progetti;

f) le attività di promozione, informazione e sensibilizzazione dirette ad incentivare l'organizzazione di reti di solidarietà per la realizzazione dei progetti di cui al comma 1.

CAPO VI

AGGIORNAMENTO

Art. 21

(Formazione ed aggiornamento)

1. Con riferimento alla legge e agli accordi intercompartimentali e di comparto nazionali e locali sul personale del pubblico impiego, la Regione promuove l'aggiornamento del personale sanitario e sociale dell'USL, della Regione, dei Comuni, singoli o associati, e delle Comunità montane per l'attuazione degli obiettivi della presente legge.

2. La Regione promuove, incentiva e finanzia progetti sperimentali di aggiornamento che rispondano alle esigenze formative connesse ai diversi settori di intervento di cui alla presente legge ed in particolare per quanto riguarda il servizio di "tata familiare" di cui all'art. 6.

3. Alle iniziative di formazione e di aggiornamento di cui ai commi 1 e 2 possono partecipare anche le associazioni del privato-sociale, secondo quanto previsto dalla normativa regionale in materia di cooperazione.

CAPO VII

VERIFICA DELLE POLITICHE FAMILIARI

Art. 22

(Osservatorio permanente)

1. Al fine di consentire una verifica costante dell'evolversi delle condizioni di vita e delle problematiche delle famiglie, l'assessorato regionale competente in materia di politiche sociali svolge funzioni di osservatorio permanente utilizzando tutte le informazioni ed i dati disponibili presso l'Amministrazione regionale ed acquisendone altri, eventualmente necessari, presso enti pubblici e soggetti privati. Tutte le informazioni acquisite e gli studi ed analisi che da essi derivano sono condivisi con i soggetti interessati.

2. Gli uffici dell'assessorato regionale competente in materia di politiche sociali verificano inoltre sul piano tecnico l'efficacia degli interventi in favore della famiglia realizzati sia da parte della Regione che da parte di altri soggetti pubblici e privati.

3. Ogni qualvolta ne siano richiesti dalla Giunta regionale ovvero dal Consiglio regionale, e comunque con cadenza almeno annuale, gli uffici dell'assessorato regionale competente in materia di politiche sociali riferiscono sui risultati della propria attività e forniscono ogni altro utile elemento per orientare l'attività di tali organi.

4. L'osservatorio, avvalendosi anche di esperti nel campo della sociologia della famiglia e delle politiche sociali, svolge funzioni di:

a) orientamento delle politiche familiari;

b) analisi e monitoraggio degli interventi a favore delle famiglie promossi dagli enti pubblici;

c) elaborazione di proposte relative al sostegno delle funzioni di cura delle famiglie;

d) comparazione delle esperienze regionali rispetto ad altre promosse da altre Regioni;

e) analisi e comparazioni delle strategie locali rispetto al quadro normativo nazionale.

Art. 23

(Conferenza regionale sulla famiglia)

1. La Giunta regionale organizza una conferenza regionale sulla famiglia con cadenza almeno biennale.

2. Alla conferenza partecipano i Comuni, le Comunità montane, l'USL, i consultori privati, le organizzazioni economiche interessate, le organizzazioni sindacali, le organizzazioni di volontariato, le associazioni delle famiglie ed ogni altro soggetto che operi nei campi previsti dalla presente legge e da altre leggi inerenti la politica familiare.

3. La conferenza ha il compito di:

a) approfondire e valutare le situazioni delle famiglie, tenuto conto delle trasformazioni da cui sono interessate e delle problematiche emergenti;

b) esaminare le politiche attuate nei confronti delle famiglie e l'operato dei servizi previsti nella presente legge;

c) avanzare proposte sulle politiche regionali per le famiglie e sugli adeguamenti dei servizi che si rendono necessari.

CAPO VIII

DISPOSIZIONI FINANZIARIE

Art. 24

(Determinazione e copertura degli oneri)

1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono autorizzati, per l'anno 1998 in lire 2.000 milioni, per l'anno 1999 in lire 5.000 milioni e per l'anno 2000 in lire 10.000 milioni.

2. A decorrere dal 1999 gli oneri necessari per l'applicazione della presente legge possono essere rideterminati annualmente con la legge finanziaria, ai sensi dell'art. 19 della legge regionale 27 dicembre 1989, n. 90 (Norme in materia di bilancio e di contabilità generale della Regione Autonoma Valle d'Aosta).

3. Alla copertura degli oneri per il triennio 1998/2000 si provvede mediante utilizzo per lire 2.000.000.000 per l'anno 1998, lire 5.000.000.000 per l'anno 1999 e lire 10.000.000.000 per l'anno 2000 dello stanziamento iscritto al capitolo 69000 (Fondo globale per il finanziamento di spese correnti), punto D.1.1. (Iniziative a favore della famiglia) dell'allegato 1 del bilancio pluriennale 1998/2000.

4. Gli oneri di cui al comma 1 gravano sui capitoli, di nuova istituzione, 61270 "Indennità giornaliera per infortuni domestici e per ricovero ospedaliero", 61275 "Contributi per la cura di soggetti in difficoltà", 61280 "Contributi per l'educazione e la cura dei bambini", 61285 "Contributi per interventi a sostegno del lavoro domestico", 61290 "Contributi per servizi di natura assistenziale ed educativa in favore di minori, anziani non autosufficienti e portatori di handicap" della parte spesa del bilancio della Regione per il triennio 1998/2000.

Art. 25

(Variazioni di bilancio)

1. Alla parte spesa del bilancio di previsione della Regione per il triennio 1998/2000 sono apportate le seguenti variazioni:

a) in diminuzione:

cap. 69000 "Fondo globale per il finanziamento di spese correnti"

anno 1998 competenza lire 2.000.000.000

anno 1999 competenza lire 5.000.000.000

anno 2000 competenza lire 10.000.000.000

cap. 69440 "Fondo di riserva di cassa"

anno 1998 cassa lire 2.000.000.000;

b) in aumento:

programma regionale: 2.2.3.3.

codificazione: 1.1.1.6.1.2.8.7.

cap. 61270 (di nuova istituzione)

"Indennità giornaliera per infortuni domestici e per ricovero ospedaliero"

anno 1998 competenza lire 150.000.000

cassa lire 150.000.000

anno 1999 competenza lire 300.000.000

anno 2000 competenza lire 500.000.000

programma regionale: 2.2.3.3.

codificazione: 1.1.1.6.1.2.8.7.

cap. 61275 (di nuova istituzione)

"Contributi per la cura di soggetti in difficoltà"

anno 1998 competenza lire 400.000.000

cassa lire 400.000.000

anno 1999 competenza lire 1.100.000.000

anno 2000 competenza lire 1.600.000.000

programma regionale: 2.2.3.3.

codificazione: 1.1.1.6.1.2.8.7.

cap. 61280 (di nuova istituzione)

"Contributi per l'educazione e la cura dei bambini"

anno 1998 competenza lire 750.000.000

cassa lire 750.000.000

anno 1999 competenza lire 2.600.000.000

anno 2000 competenza lire 4.850.000.000

programma regionale: 2.2.3.3.

codificazione: 1.1.2.4.1.4.8.7.

cap. 61285 (di nuova istituzione)

"Contributi per interventi a sostegno del lavoro domestico"

anno 1998 competenza lire 550.000.000

cassa lire 550.000.000

anno 1999 competenza lire 700.000.000

anno 2000 competenza lire 2.500.000.000

programma regionale: 2.2.3.3.

codificazione: 1.1.1.6.2.2.8.7.

cap. 61290 (di nuova istituzione)

"Contributi per servizi di natura assistenziale ed educativa in favore di minori, anziani non autosufficienti e portatori di handicap"

anno 1998 competenza lire 150.000.000

cassa lire 150.000.000

anno 1999 competenza lire 300.000.000

anno 2000 competenza lire 550.000.000.

_______________________

(1) Capo abrogato dall'art. 16, comma 5, della L.R. 13 dicembre 2013, n. 18.

(2) Articolo abrogato dall'art. 26, comma 1, lettera e), della L.R. 23 luglio 2010, n. 23.

(3) Articolo abrogato dall'art. 13 della L.R. 8 gennaio 2001, n. 1.

(4) Articolo così sostituito dall'art. 29 della L.R. 29 marzo 2007, n. 4.